Un'analogia ·

3. novembre 2016, 18:50 by Sir Francis Drake

Nel piccolo paesino di Marciana Marina, il più piccolo comune della Toscana con un’estensione di 5 kilometri quadrati e la sua popolazione di 1961 abitanti (come si può leggere agevolmente qui), si sta svolgendo da qualche tempo un dramma amministrativo e politico. Ora si premette che qui non si vogliono in alcun modo prendere posizioni sulla vicenda che vede coinvolti, fra l’altro, diversi amici dello scrivente da entrambe le parti della barricata ragion per cui, a maggior ragione, ribadisco, non voglio prendere parti. Questo post serve ad un altro scopo che vado a spiegare. Succede che il sindaco e, va da sé, la giunta abbiano deciso che per incrementare le possibilità turistiche del paese sia necessario ampliare il porto sia aggiungendo un “pennello” in cima alla foranea per aggiungere circa 80 posti barca sia, e questo in particolar modo suscita scontento, ampliare l’estensione del lungomare aggiungendo circa 3000 metri cubi di cemento. Insisto a ribadire che non sto giudicando niente e non prendo parti. Ora questo progetto in, pare, forte stato di avanzamento e definizione trova la contrarietà dell’opposizione e di una parte dei cittadini che hanno dato vita anche a comitati per contrastarlo. Sono anni che la minoranza, appoggiata da alcuni cittadini, se la prende con sindaco e maggioranza con i quali si scambia feroci accuse che sfiorano e spesso superano i limiti del buon gusto e della correttezza (da entrambe le parti, sia chiaro, ora basta non lo dico più, eh). Ora perché vi racconto tutto questo? Perché data la legge sugli enti locali, il cosiddetto TUEL, la minoranza non ha modo di contrastare il sindaco, che è eletto direttamente dalla popolazione e che gode, ovviamente dell’appoggio della giunta che ha nominato lui e della maggioranza schiacciante di 4 a 2 in consiglio comunale.
Avete seguito sin qui? Bene. Bravi. Ora immaginiamo che passi questa scellerata riforma costituzionale e che, contestualmente, la legge elettorale, il cosiddetto Italicum non venga demolito dalla Corte Costituzionale. Ci ritroveremo, vi ritroverete con un Presidente del Consiglio (il Sindaco) che nomina (su incarico del Presidente della Repubblica, certo) i Ministri (la Giunta) e che qualsiasi cazzata pensi e attui non potrà mai essere contrastata da chicchessia perché in Parlamento, formato da una sola camera elettiva e alla quale sono demandate quasi tutte le competenze legislative (il Consiglio comunale) e nella quale il suddetto Presidente del Consiglio gode di una schiacciante maggioranza che gli deriva dall’inaudito premio di maggioranza. Solo che questa volta non si parla di scaramucce (sia pure violente e rilevanti in proporzione) nel più piccolo comune della Toscana; si parla della gestione dello Stato italiano in tutti i suoi gangli. Se, poniamo, il Consiglio dei Ministri decide di varare un piano energetico nazionale che prevede l’incremento delle trivellazioni in mare e in terra onde estrarne quanti più fossili inquinanti possibile e contestualmente di affiancargli una miriade di centrali nucleari sotto il balcone di casa vostra non c’è cristo che scenda in terra che possa impedirglielo. E va già bene se il PdC è quello attuale che, pur incapace, analfabeta e spaventosamente arrogante è pur sempre un moderato. E se il PdC è Salvini? O Peppecrillo? O l’altro analfabeta Di Maio o quell’altro ancora Di Battista? O Giorgia Meloni? Siamo, siete sicuri che volete questo? E non disturbatevi troppo a contestare la similitudine, perché la similitudine c’è eccome. Boh, come diceva un mitico personaggio piombinese: disse Gesù fate vobis, si girò e dormì saporitamente.

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Ci sono ricascato ... ·

5. febbraio 2016, 17:33 by Sir Francis Drake

… ma grazie a un caro amico, ché tale lo considero pur avendolo visto di persona solo una volta, ho rimediato. Martedì sera come mio solito mi dilettavo a seguire una trasmissione politica la cui prima ospite è stata Laura Boldrini, la Presidente della Camera. Ascoltandola sono stato preso da una furia folle ed ho postato su Facebook un commento violentissimo e, francamente, talmente al di sopra delle righe da risultare offensivo e passibile di denuncia. Mi sono beccato anche un paio di insulti da un altro amico e poi in privato sono stato reso edotto del fatto che il mio commento era di un tono inaccettabile e mi è stato consigliato di togliere il post, cosa che ho fatto immediatamente.
Perché mi fa infuriare così tanto la Boldrini? Me lo sono chiesto dopo l’episodio di cui ho appena detto e ho cercato di darmi delle risposte. E forse ci sono arrivato. Non la sopporto perché riassume in sé tutte le caratteristiche che detesto nei politici. Una lista lunghissima che qui non si vuole che riassumere: parla un italiano traballante e incerto scevro dai congiuntivi e dai condizionali che necessiterebbero; la mancanza di questi ultimi la attribuisco al fatto che vive di certezze che poggiano sul niente, supportate esclusivamente da un’incomprensibile e maniacale ideologia pauperistica e operaista senza aver mai rivestito in vita suo il ruolo di povera, tantomeno di operaia. La sua precedente carriera, se così la si vuol chiamare, è di estrazione esclusivamente cetuale e si è snodata su una strada spianata durante la quale non ha dovuto sporcarsi le mani neanche una volta come si può ben leggere qui. Nonostante ciò si vede come l’erede di Pertini col quale, ovviamente ed evidentemente, non ha alcun punto di contatto nemmeno alla lontana. Anche perché non è stata prigioniera nella Torre del Passannante, lei, non è stata incarcerata a Pianosa, lei, non ha scritto al Ministro dell’Interno fascista rinnegando la lettera della madre che chiedeva la grazia, lei, non è stata condannata a morte, lei, e non è andata esule in Francia a fare il muratore, lei. Ha fatto la sua scuola e la sua università – con tutta calma fra l’altro – e laureandosi con una tesi su scemenze fatue, lei; ha fatto il portavoce dell’Onu in Bosnia quando davanti ai placidi sguardi dei Caschi Blu Mladic e Razanatovic su ordine di Milosevic macellavano l’intera popolazione di Srebrenica, lei.
Non ride mai coinvolgendo anche gli occhi, il che significa chiaramente che anche se le sue labbra sono atteggiate al sorriso, il suo animo non lo è. E parlando di occhi: diventano spiritati e tutta la faccia si contorce quando dà il via a assurde tirate che la fanno rientrare nella condizione descritta da Carlo Emilio Gadda di chi ha nella testa ben tre idee di cui due fisse ed una mirabilmente articolata.
E’ stata paracadutata alla presidenza della Camera per uno sporco gioco politico di Bersani che avendo dilapidato le elezioni del 2013, nel tentativo di formare un governo per esserne il presidente del consiglio, intenzione poi andata a ramengo, ha evitato di far eleggere un rappresentante del proprio partito sostituendolo con lei che rappresenta, rappresenta …. niente. Rappresenta un partitino che alle prossime elezioni sparirà dalla faccia della terra avendo i suoi membri già cominciato e quasi finito di transumare nel PD a caccia di poltrone e di potere.
Da presidente della Camera (la terza carica dello Stato) di tutto blatera (Europa, immigrati, rifugiati, accoglienza, solidarietà sempre e comunque a favore dei predetti e mai dei cittadini del proprio Paese che, economicamente, è allo sbando) salvo che di questioni istituzionali proprie della sua carica (basta guardare il suo sito e verificare)
Il governo, dopo aver macellato garanzie per i lavoratori e la scuola nella sua totalità (non che ci fosse rimasto molto da distruggere dopo venti anni di Berlusconi e PRODI, non ce lo dimentichiamo per favore), sta – con l’aiuto di berlusconidi di vario genere – macellando la Costituzione non si capisce neanche tanto bene a che scopo e lei non dice una parola e non usa neanche un minimo della posizione che ricopre per impedire questo scempio. Non credo che sia d’accordo con Renzi e i suoi accoliti, ma certo non fa nulla per dimostrare il contrario.
Per farla ancora più sporca, il conduttore nella medesima trasmissione ha invitato Massimo Cacciari e qui si è verificata la tragedia perché, con ancora negli occhi e nelle orecchie gli isterismi della Boldrini, l’ascoltatore si è ritrovato nella condizione di quello che si masturbava mettendo l’organo riproduttivo sull’incudine e lo prendeva a martellate e alla domanda: “Sì, ma quando godi?” rispondeva: “Quando sbaglio”. Quello di idee non ne ha tre, ma trecento e tutte mirabilmente articolate. E’ al corrente di tutti i percorsi istituzionali e civili che hanno portato all’attuale situazione, è in grado di analizzare i motivi dei vari fallimenti cui il Paese è andato incontro, è in grado di formulare una condotta ad ampio, amplissimo respiro e di spiegarla in un italiano splendido e comprensibile a tutti, con tutti i congiuntivi e i condizionali richiesti e prevedendo eventuali fallacie nella propria costruzione. E difatti è messo ai margini di tutto perché sarebbe di ostacolo a tutti questi bulimici di potere e sopraffazione di cui Renzi & co. sono alfieri e protagonisti a tutto campo e cui non è estranea neanche la Boldrini che se ne guarda bene dal mettere in discussione anche in modo molto velato e diplomatico la propria posizione.

Update: Sulla medesima rete sabato sera era ospite Claudio Magris e qui veramente mi sono cascati i coglioni in terra perché mi chiedo come mai non c’è la fila a chiedergli in ginocchio di prendersi responsabilità di governo (cui non è estraneo avendo fatto il senatore per una legislatura). Ovviamente lo so benissimo perché non c’è la fila da lui, né da Cacciari, né da – per fare un altro esempio non intellettuale – da Riccardo Illy: perché c’è da fare posto alle Boldrini.

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Libero come nella parola libertà ·

17. gennaio 2016, 16:21 by Sir Francis Drake

Quest’oggi vi propongo un divertissement, se così lo possiamo definire. E lo introduco con un tipico scherzo ricorsivo in stile Linux: l’immagine dell’articolo che sto scrivendo nel backend del mio blog. Dovete sapere che qualche anno fa, preso – come mio solito – dalla smania di fare qualcosa per il bene comune, insieme ad alcuni colleghi che – come me – si occupavano di informatica all’Università di Siena, decisi di lanciare un programma di migrazione da Windows a Linux nell’ottica di risparmiare risorse economiche visto che il contratto che l’Ateneo aveva concluso con la Microsoft era piuttosto oneroso. Ciò, oltre all’attività molto impegnativa di migrare i PC, comportò anche di organizzare ed erogare corsi di formazione per i colleghi che si trovavano a utilizzare un sistema operativo diverso da quello al quale erano abituati. Ovviamente questo manualetto che veniva distribuito durante i corsi di formazione della durata di 4 ore fa riferimento ad una distribuzione di GNU/Linux basata su Ubuntu che era stata creata apposta per lo scopo e quindi molti comandi sono propri di quella distribuzione. Tuttavia ritengo che possa avere utilità per chi fosse interessato al cambiamento. E’ scritto in modo molto leggero e, spero, divertente nonostante la non particolare leggerezza dell’argomento. Vi si fa cenni di storia del sistema operativo e si dà una formazione di base (soprattutto della riga di comando) che è ancora oggi valida e che è valida per tutte le distribuzioni.
Eccolo qua:

Manualetto di migrazione da Windows a Linux

Naturalmente, nonostante gli sforzi, il progetto dopo un primo impatto positivo è fallito e, appena ho voltato la schiena a quell’istituzione che da ultimo avevo imparato ad odiare (e nonostante alcuni colleghi insistessero nel perseguire il progetto) immediatamente si è tornati a foraggiare la Microsoft. E altrettanto naturalmente per aver lanciato all’epoca il progetto sono stato bersaglio di critiche e insulti nonché di ritorsioni. Questo si ottiene a cercare di fare del bene. Non importa. Il bene l’ho fatto anche a me stesso imparando l’ennesima cosa nuova (ormai non più tanto per me) e imparandola benissimo perché, è ovvio, per poterla insegnare bisogna conoscerla in modo approfondito. Fra l’altro la cosa mi ha consentito di entrare in contatto con persone eccezionali (oltre che con i colleghi che facevano parte del gruppo come Giacomo De Murtas, il mio sodale di una vita Roberto Bartali, Stefano Picascia e [non] molti altri) fra le quali citerò sicuramente tutti i membri dello SLUG (Siena Linux User Group) fra cui Emanuele Bruni, Paolo Sammicheli, Simone Soldateschi, Szymon Stefanek, Yusef Maali, Luigi Pertici, e tanti altri, il Prof. Renzo Davoli, vero e proprio genio e persona squisita e cordiale, nonché Benjamin Mako Hill, uno dei principali alfieri al mondo del software libero.
Mi basta così. Chi non mi vuole non mi merita.

E se proprio non puoi farne a meno, allora commenta pure [1]





Io ce le ho le parole, invece ·

16. gennaio 2016, 17:46 by Sir Francis Drake

Di recente un mio caro amico, Patto, ha commentato un articolo di Ernesto Galli della Loggia con la seguente proposizione: “Senza parole”. Io invece ce le ho le parole e le vado a dire.
Premettiamo però che il Prof. Ernesto Galli della Loggia è un, per l’appunto, professore di Storia Contemporanea (M-STO/04) vale a dire la materia in cui sono stati fatti i disastri più agghiaccianti in termini di reclutamento e baronaggio susseguente. Tanto per fare un esempio quando quel signor ministro decise che i concorsi venivano banditi localmente e che i membri delle commissioni dovevano essere cinque e non potevano far parte di più di una commissione il succitato settore dovette declassare diversi concorsi da prima fascia a seconda perché non avevano abbastanza ordinari per fare le commissioni. E nonostante questo riuscirono a raddoppiare i ruoli tanto di prima che di seconda fascia.
Ma cosa ci dice il nostro editorialista nonché professore ordinario di storia contemporanea?

Per la prima volta nei 150 anni della sua storia l’Italia vede diminuire il numero degli studenti immatricolati all’università (meno il 20 per cento nell’ultimo quinquennio). Ciò avviene in concomitanza con una forte contrazione quantitativa che colpisce tutta la nostra istituzione universitaria. Più o meno nello stesso periodo, infatti, i docenti sono diminuiti del 17 per cento, e all’incirca della stessa percentuale il personale amministrativo, mentre l’ammontare dei finanziamenti ordinari che lo Stato versa agli atenei segna una diminuzione di ben il 22,5 per cento in termini reali. La spesa statale per borse di studio è ferma da dieci anni a 160 milioni annui (quindi cala in termini reali). In sostanza, rispetto al totale della spesa pubblica il comparto universitario è quello che ha fatto segnare negli ultimi anni la maggiore riduzione del personale e della spesa stessa. Il brillante risultato di questa politica di vero e proprio disinvestimento in un settore come quello dell’istruzione superiore e della ricerca – che peraltro in ogni occasione tutti si affannano a definire cruciale, importantissimo, decisivo – è che oggi l’Italia è all’ultimo posto in Europa per numero di giovani provvisti di laurea. Il ministro Giannini conosce certamente queste cifre.

Dunque, ci faccia capire: ma se diminuiscono i professori e il personale tecnico amministrativo (a entrambe le categorie fra l’altro è stato bloccato lo stipendio, alla prima nel 2010 e alla seconda nel 2008) e in mancanza di turnover per quale ragione mai si dovrebbe aumentare i trasferimenti al Fondo di Finanziamento Ordinario? Fra l’altro, pur essendo diminuiti questi finanziamenti, se non si fosse proceduto ad un’imbarcata di gente dietro l’altra, inventandosi addirittura delle materie inesistenti e inconsistenti pur di produrre nuove cadreghe sia per i docenti che per i non docenti, in base a questa diminuizione naturale ora ci dovrebbero essere soldi in abbondanza sia per aumentare gli stipendi, sia per effettuare il turnover di cui effettivamente a questo punto ci sarebbe bisogno.
E non si tiri in ballo il ministro Giannini perché ormai è provato che i danni più grossi all’università sono stati prodotti proprio da ministri che provenivano dalle fila universitarie. Bastano i nomi di Berlinguer, Ruberti, Profumo e Giannini per far correre brividi freddi lungo la schiena di chi dentro la scuola c’è da una vita. Mi direte: ma allora la Gelmini? Lei mica era un professore! No, in effetti no, ma certo la riforma che porta il suo nome non è farina del suo sacco.

Il calo delle immatricolazioni nel Sud e nelle Isole è, per esempio, più che doppio rispetto al Nord del Paese (e riguarda, fatto significativo, specialmente i giovani provenienti dalle famiglie meno abbienti). Cresce poi il numero degli studenti meridionali che si iscrivono nelle università centro-settentrionali (il fenomeno inverso è quasi inesistente, com’è inesistente la mobilità all’interno dell’area meridionale). Al Sud, una percentuale di studenti oscillante tra il 17 e il 25 per cento a seconda delle sedi abbandona gli studi, contro una percentuale nel Centro-Nord del 12-15 per cento. Infine, il numero dei posti nei corsi di dottorato, la possibilità di assunzione di nuovi docenti, le loro possibilità di carriera, tutti questi fattori vedono gli atenei del Mezzogiorno più o meno gravemente indietro rispetto a quelli del resto del Paese. Ora, se è del tutto fisiologico che in un Paese esistano sedi universitarie più dotate e altre meno, è viceversa sicuramente patologica una situazione come quella italiana dove in tutto il Sud non si registra neppure un centro universitario di eccellenza (un buon dipartimento qua e là non serve a cambiare il quadro), mentre questi, invece, sono tutti concentrati al Nord con qualche oasi fortunata al Centro. Il nostro sistema universitario soffre insomma di una doppia criticità. Da un lato esso vede da anni le proprie risorse diminuire (mentre in Francia, Germania e Spagna avviene il contrario); dall’altro esso si presenta sempre più come un sistema differenziato, con un Sud che arretra progressivamente. Ancora una volta due Italie, dunque, e ancora una volta sempre più lontane: un giovane nato a sud del Tevere (in questo caso bisognerebbe forse dire a sud dell’Arno) è destinato, novanta probabilità su cento, a studiare in un’università di serie B. ] l calo delle immatricolazioni nel Sud e nelle Isole è, per esempio, più che doppio rispetto al Nord del Paese (e riguarda, fatto significativo, specialmente i giovani provenienti dalle famiglie meno abbienti). Cresce poi il numero degli studenti meridionali che si iscrivono nelle università centro-settentrionali (il fenomeno inverso è quasi inesistente, com’è inesistente la mobilità all’interno dell’area meridionale). Al Sud, una percentuale di studenti oscillante tra il 17 e il 25 per cento a seconda delle sedi abbandona gli studi, contro una percentuale nel Centro-Nord del 12-15 per cento. Infine, il numero dei posti nei corsi di dottorato, la possibilità di assunzione di nuovi docenti, le loro possibilità di carriera, tutti questi fattori vedono gli atenei del Mezzogiorno più o meno gravemente indietro rispetto a quelli del resto del Paese. Ora, se è del tutto fisiologico che in un Paese esistano sedi universitarie più dotate e altre meno, è viceversa sicuramente patologica una situazione come quella italiana dove in tutto il Sud non si registra neppure un centro universitario di eccellenza (un buon dipartimento qua e là non serve a cambiare il quadro), mentre questi, invece, sono tutti concentrati al Nord con qualche oasi fortunata al Centro.
Il nostro sistema universitario soffre insomma di una doppia criticità. Da un lato esso vede da anni le proprie risorse diminuire (mentre in Francia, Germania e Spagna avviene il contrario); dall’altro esso si presenta sempre più come un sistema differenziato, con un Sud che arretra progressivamente. Ancora una volta due Italie, dunque, e ancora una volta sempre più lontane: un giovane nato a sud del Tevere (in questo caso bisognerebbe forse dire a sud dell’Arno) è destinato, novanta probabilità su cento, a studiare in un’università di serie B.

Questo fenomeno sopra descritto c’è da una vita e comunque non sarebbe diventato critico se non si fossero perseguite politiche folli che però, stranamente, all’epoca in cui sono state messe in atto non hanno ricevuto dal Prof. Galli della Loggia neanche la più velata critica. Anzi, andando a vedere probabilmente ci ha sguazzato dentro come un’anatra nello stagno. E che si debba seguire il suo suggerimento che la ragione di tutto ciò debba essere cercata ne divario storico di partenza tra le due parti del Paese direi che è proprio una sciocchezza, considerata la valanga di quattrini che è stata riversata nelle Università del Sud col solo risultato di creare stipendifici senza alcun impatto sulla qualità della didattica e della ricerca.
Conclude il nostro amico dicendo

Ma paradossalmente ciò sta avvenendo senza che nessuno lo abbia discusso veramente. Senza che nessuno abbia discusso la questione cruciale. Vale a dire: che cosa si deve fare del sistema universitario italiano? Come deve essere? Puntare su poche sedi già oggi in buona posizione per cercare di farne dei veri centri di eccellenza di livello europeo può essere giusto, ma che fare allora delle altre e quali caratteristiche queste debbono avere? Ed è giusto che le sedi di eccellenza siano tutte o quasi concentrate in un triangolo della Pianura padana? Infine: si può immaginare un qualunque futuro per il sistema universitario riducendogli progressivamente i fondi come si fa ormai da troppo tempo?
Da ultimo una postilla: questo non vuole essere uno di quei piagnistei da «gufo» che tanto dispiacciono al nostro presidente del Consiglio. Al contrario: è un invito proprio a Matteo Renzi perché rivolga la sua attenzione a una questione cruciale per il Paese e intervenga come, se vuole, sa fare. Se gli servono idee, ammesso che egli pensi di averne bisogno, stia sicuro che in circolazione ce ne sono di ottime.

E quando i ministri erano professori universitari, cioè suoi colleghi, cosa che peraltro succede ancora oggi, perché la classe docente non ha fatto a questi colleghi le sacrosante critiche? E perché questi ministri professori vengono tutti da cariche universitarie (perlopiù rettori) che come è noto vengono elette da tutto il corpo docente? E perché quando facevano solo i professori sono stati eletti a queste cariche? Evidentemente queste stesse persone erano degne della massima fiducia, rettori addirittura!, e godevano della fiducia anche di Ernesto Galli della Loggia visto che gli consentivano di sbaroneggiare a destra e a manca. Oggi che stringono i cordoni della borsa, oggi sono diventati degli incompetenti che devono essere guidati da chi, un tempo, aveva messo il proprio destino nelle loro mani.
Strano vero?

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Uno dei miei primi lavori ·

15. dicembre 2015, 22:01 by Sir Francis Drake

Un mio vecchio studio presentato al grande convegno tenutosi a Bologna a cura di Francesca Bocchi e Peter Denley. Si parla di metodi ormai superati, ma che all’epoca erano piuttosto rivoluzionari e costituirono la base della mia tesi di laurea che a breve posterò qui. Si ricordi che la mia tesi è stata fatta col computer e io mi sono laureato il 24 settembre del 1990.

I consilia dei giuristi medievali. Programma di eleborazione dati

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(Non più) recenti pubblicazioni statutarie ·

12. dicembre 2015, 19:04 by Sir Francis Drake

Questa volta vi propongo una mia lunga riflessione su alcune pubblicazioni riguardant statuti comunali toscani medievali e moderni. Un filone di ricerca che mi ha occupato per molti anni e che ho frequentato a lungo e proficuamente, pubblicando le trascrizioni di ben quattro statuti che verranno via via pubblicati su questo mio blog

Recenti pubblicazioni statutarie su Ricerche Storiche

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Una signoria nella Toscana moderna. Il Vescovato di Murlo (Siena) nelle carte del XVIII secolo ·

1. dicembre 2015, 18:58 by Sir Francis Drake

Finite le opere di bibliografia antica, passo ora agli studi in materia feudale. L’opera che vi presento è uno studio su una realtà particolare, il Vescovato di Murlo, piccolo paese negli immediati dintorni di Siena, famoso anche e soprattutto per un museo etrusco e per uno studio durato anni sulla permanenza dei tratti somatici etruschi (popolo com’è noto scomparso almeno cinque secoli a.C.). Il volume, non solo mio, risale al 1999 ed è stato curato da me, Mario Filippone e Giovanni B. Guasconi.

Una signoria nella Toscana moderna. Il Vescovato di Murlo (Siena) nelle carte del XVIII secolo

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Sebastien Gryphe e la circolazione dei testi di Diritto Comune ·

30. novembre 2015, 19:09 by Sir Francis Drake

Concludo la rassegna dei miei studi di bibliografia antica con gli atti di un convegno cui ho partecipato nel novembre del 2006 a Lione presso la Biblioteca Municipale e l’ENSSIB, vale a dire l’École Nationale Supérieure des Sciences de l’Information et des Bibliothèques e che per tema ha l’opera di Sebastien Gryphe, un tipografo lionese, di origini tedesche, che ha operato nel primo cinquantennio del XVI secolo.

Sebastien Gryphe e la circolazione dei testi di Diritto Comune

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Catalogo della Biblioteca «Circolo Giuridico» ·

28. novembre 2015, 17:21 by Sir Francis Drake

Qui vi propongo la mia opera più importante, o comunque quella che mi è costata più impegno e tempo: il catalogo dei libri antichi (dall’inizio della stampa sino al 1799) conservati presso la Biblioteca “Circolo Giuridico” dell’Università di Siena. Mi ci sono voluti dodici anni per completarlo e l’aiuto di diverse persone, una su tutte Douglas Osler, uno dei miei più cari amici che lavora a Frankfurt am Main presso il Max Planck Institut fuer Europaeische Rechtsgeschichte. Si tratta di una pubblicazione molto tecnica, ma utilissima per studiosi di varia estrazione.

Catalogo – Copertina volume I

Catalogo – Copertina volume II

Catalogo – Volume I

Catalogo – Volume II

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Law Books and the Language of the Catalogues ·

27. novembre 2015, 22:05 by Sir Francis Drake

Contributo sulla determinazione dei criteri di compilazione di un catalogo di libri antichi ricompreso nella pubblicazione da me curata insieme al Prof. Laurent Mayali, Head of Robbins Collection, University of California, Berkeley e al Prof. Mario Ascheri, Professore Emerito a Roma III.

Law Books Copertina

Law Books – Articolo completo

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