Sentiamo il nostro capo Estiqaatsi ·

4. Giugno 2008, 11:22

Meno male che c’è un’informazione equilibrata, coerente e soprattutto interessante anche sui giornali sportivi.
Guardate qui e ditemi voi!

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Giro giro tondo ·

2. Giugno 2008, 13:31

Posto poco perché ultimamente giro come un quattrino. Considerate che in dieci giorni sono passato da Siena (SI) a Viterbo (VT), Bomarzo (VT), Roma (RM), Marina di Camerota (SA), Siena (SI). Insomma ho fatto un pacco di chilometri.
Per fare una coda di polemica così tanto per farla va detto che quando sono andato a Marina di Camerota è andato tutto bene fino a Salerno dopodiché sono entrato sull’A3, la famigerata Salerno – Reggio Calabria e vi garantisco che è una roba veramente da subumani. Cantieri che durano trentadue chilometri, lastroni di cemento sottostrada che hanno disassato e che se ci si passa sopra a più di cinquanta km/h rischiano di mandarvi fuori strada. A chiamare autostrada quella trazzéra che le capre si schifano a metterci le zampe sopra ci vuole un coraggio da leoni. Non c’è un cartello che vi consenta di capire di dove si passa per raggiungere quei luoghi di villeggiatura (io c’ero per un congresso) che mi pare di capire sono l’unica risorsa del territorio. Alla fine ci sono arrivato e mi hanno consigliato per il ritorno una strada “alternativa” onde entrare a Battipaglia. Beh è una trazzéra schifosa ugualmente e attraversa Agropoli, Eboli e Battipaglia. Quindi non pensate di risparmiare tempo e fatica. Va beh ci sentiamo presto.

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Discorsi a gazzosa ·

20. Maggio 2008, 15:17

gazzosa
Nel livornese con questa locuzione si descrivono i discorsi che partono da presupposti idioti e finiscono in conclusioni altrettanto idiote. Un esempio di utilizzo della locuzione è in Ovosodo il film del conterraneo Virzì che fa dire alla ganza del babbo del protagonista:Piantala di fare discorsi a gazzosa … al momento in cui Gabriellini pretenderebbe di andare all’università piuttosto che a lavorare dallo zio carrozziere. Mi sono chiesto per tanto tempo perché si chiamassero così e la risposta ancora non mi giunge. La parola “gazzosa” mi ricorda solo di quando mio nonno mi portava da bambino al mare sulle scogliere e si premuniva alla mattina di due mele e due gazzose che finivano diritto piantate nel bagnasciuga di ghiaiottolo che c’è ai barbacani sotto Viale del Popolo per tenerle fresche. L’acquisto avveniva davanti al municipio nella bottega di frutta di Egle, la nonna del Baco Telmo. Queste bottigliette di vetro erano simili a quelle della coca-cola e non avevano il tappo, bensì una pallina di vetro che – all’immissione della bevanda gassatissima – saliva fino al collo della bottiglia e lo chiudeva ermeticamente. Solo con un colpo secco dato col palmo della mano sulla bocca della bottiglietta permetteva alla pallina di schizzare via e rimuovere l’ostruzione.
Bando ai ricordi, ditemi se questo non è un discorso a gazzosa: Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio. Secondo voi chi lo può aver fatto se non quel cretino del presidente di quella squadra indegna? Prima ci dovrebbe spiegare – il cretino – come può essere un assalto ad un asilo “involontario” e quindi passare a spiegarci come possa costituire giustificazione il ritenere un asilo una parte dello stadio. Perché se era lo stadio era giusto assaltarlo? Ditemi voi.
E questa: Per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare. Stante che abbiamo capito perfettamente che agli italiani i ricchioni DICHIARATI (perché quelli che lo pigliano nel baugigi senza dirlo a nessuno non godono della stessa antipatia) stanno profondamente sui coglioni (e va be’ non è che si può essere simpatici a tutti), ditemi voi se si può fare affermazioni del genere … Che minchia di fondamento hanno? E questo è un ministro della Repubblica cui è rimasta impressa evidentemente ‘sta storia del pisellino e della passerotta che le hanno spiegato quando aveva cinque anni e da lì non si è più mossa. Bisognerebbe avere tutti l’opportunità di pigliarla a scapaccioni certa gente, altro che discorsi.
Dare del mafioso al presidente del Senato utilizzando gli argomenti che ha utilizzato Travaglio mi ricorda la figura del sorite, quell’argomento cioè che sfruttando la vaghezza dell’espressione cerca di dimostrare l’indimostrabile. L’esempio di scuola è quello del mucchio di grano. Se mille chicchi di grano sono un mucchio (espressione ambigua che non designa alcuna unità di misura), anche 999 chicchi costituiscono un mucchio, anche 998 e così via. Siccome non è stabilito esattamente cosa sia un mucchio anche due chicchi sono un mucchio.
Quanto ha detto Travaglio sta a significare – in quei termini – che TUTTI i siciliani sono mafiosi, in quanto hanno avuto per forza di cose in un momento qualsiasi della propria vita a che fare con dei mafiosi. Il che – se vogliamo fare i leghisti dell’ultim’ora – può anche essere condivisibile, ma se detto al bar e in conversazione privata e non alla televisione pubblica e in mancanza di qualsivoglia contradditorio. L’argomento estensivo – fra l’altro – porterebbe a concludere che – per fare un esempio – avendo Leoluca Orlando fatto il sindaco di Palermo ed avendo per questa ragione firmato ed avallato qualsiasi provvedimento edilizio riguardante il comune, egli sia da parificare né più né meno a Bernardo Provenzano, il che forse sarà anche vero, ma sicuramente non è provabile e quindi passibile di denunce sopra denunce per diffamazione per chiunque lo sostenesse.
Infine dico la mia anche su Sgarbi: allora quest’uomo nel novanta per cento dei casi ha in linea di principio ragione, sennonché è un essere indegno di una società civile ché non riesce ad argomentare se non con insulti gratuiti e sanguinosi che lo mettono regolarmente dalla parte del torto. E si ritorna all’argomento dle bar: se si dice al bar che Rutelli è un pezzo di merda anche solo per quello che ha combinato con l’ara pacis siamo tutti d’accordo perché non v’è chi possa sostenere il contrario. Quando però questo viene sostenuto ad alta voce ed in questi termini in occasione pubblica e senza il contradditorio l’orante si mette immediatamente nella posizione insostenibile del nemico politico, di chi vuole screditare con argomenti miserandi un amministratore che – con tutte le sue pecche – è senz’altro più civile di chi lo attacca.
Bisogna insegnare tutto a questi ragazzi …

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Mah! ·

12. Maggio 2008, 11:43

Forse è il caso di notificare al Signor Brunetta che per fare quelle cose tanto belle che dice lui (e che sono belle davvero) PRIMA ci si debba preoccupare di far sì che le infrastrutture che servono per attuarle (quelle di rete, tanto per capirsi) siano efficenti dovunque nel Paese, il che al momento è talmente lontano dall’esser vero da far apparire quest’uscita come una boutade, per non dire una presa per il culo ai danni dei cittadini.

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Rieccomi! ·

28. Aprile 2008, 13:22

Eccomi qua di nuovo. Intanto un aneddoto che serve ad introdurre il post. All’epoca dei Limbo provavamo sempre a casa di Gianluca ed eravamo (lo sono ancora a dir la verità) in grande confidenza con i di lui genitori. Costoro avevano (ed hanno) una coppia di amici il cui essere maschile era uso apostrofare durante tutte le conversazioni il babbo di Gianluca con una frase fatta che era: “Gianfranco diciamocelo in faccia”. Tanto è entrata nelle nostre orecchie questa frase che il nome di costui mi risulta sconosciuto. So solo che si chiama Gianfrancodiciamoceloinfaccia. E con questo incipit vale la pena di fare qualche osservazione sulla realtà che ho raccolto in questi ultimi giorni che non ho aggiornato il blog.

Diciamocelo in faccia: questa storia della riesumazione di Padre Pio puzza da fare schifo di raccolta di offerte sostanziosissime per una delle zone più depresse del Paese. E fra l’altro non ho seguito bene la faccenda di questo tizio perché sinceramente non me n’è mai fragto un granché, però ora vorrei che qualche commentatore di questo blog mi dicesse perché minchia mai questo tizio è così famoso e adorato, tanto che quel vecchio rincoglionito di Giampaolo Medaglia d’Argento l’ha santificato (sia pure – va detto – insieme ad altri quattrocento e passa sconosciuti).

Diciamocelo in faccia: mai fidarsi dei preti. Una bella dimostrazione è stata questa incresciosa vicenda della lista del Giulianone, alla quale prima è stato mostrato grande appoggio da parte del clero, salvo poi questo appoggio ritirlarlo lasciando il povero mentecatto ciccione con le pive nel sacco. Loro lo sanno bene a chi devono affidarsi per proteggere i loro sudicissimi interessi ed infatti con cento candidati cattolici nel PD e duecento nel PDL chi le ha stravinte le elezioni? E il ciccione? Nulla.

Diciamocelo in faccia: l’ultimo dei disco degli Einstuerzende Neubauten è proprio bello. Arrivo a dire che è uno dei più belli di questa band. In particolare Nagorny Karabach che potete vedere qui sotto. Fra l’altro bisogna aggiungere ai meriti di Blixa e compagni di mettere a disposizione sul web tutta la propria produzione e venderla a due lire. Per non parlare del fatto che sono front line members della Electronic Fronteer Foundation per quanto attiene la lotta al copyright in musica. Sul loro profilo Last.fm i brani che si possono riprodurre sono completi e non di trenta secondi e l’Ammiraglio li ha visti dal vivo di recente e si è convertito ai Palazzi Nuovi che Crollano. Direi che può bastare.

Diciamocelo in faccia: l’ultimo disco di Madonna mette in mostra dei limiti mostruosi rispetto alla sua precedente produzione che – pur non essendo fra le mie favorite – brillava per originalità e accuratezza. Sarà il caso che cambi registro oltre che etichetta discografica. Comincia evidentemente a sentire l’età e vestirsi da budello non è che rimedi molto.

Diciamocelo in faccia: non c’è dubbio che io sia settario in musica, ma alla fine della fiera ascolto di tutto. Tuttavia la mia idiosincrasia non è mai stimolata tanto come di fronte alla band più odiosa di tutti i tempi: i Maroon 5. Mi fanno veramente schifo, li trovo odiosi, sciatti, ammiccanti in modo insopportabile, i loro pezzi sono un concentrato di stronzaggine insulsa come non è dato altrove di rilevare. Inoltre il cantante è anche un grezzo d’animo che non si è trattenuto dal fare rivelazioni a sfondo pesantemente personale sulla sua ex fidanzata, la tennista Sharapova. Insomma hanno tutte le carte in regola perché io mi auguri che facciano la fine di Buddy Holly o di qualche altra star morta in circostanze particolarmente atroci.

Diciamocelo in faccia: su questa storia della sicurezza sarebbe il caso di darsi più di una regolata. Intanto garantirla senza farci sopra le campagne elettorali (visto e considerato che le tasse le paghiamo sia che vinca uno piuttosto che un altro e che inoltre si tratta di un diritto costituzionalmente garantito, anche se in modo indiretto). Inoltre mi piacerebbe che si smettesse di ingenerare volutamente confusioni che poco giovano ai cittadini ed alla gestione della cosa pubblica. La parola italiana per designare chi è nato in Romania è RUMeno e non ROMeno, altrimenti si dà la giustificata senzazione che si voglia significare che i ROM sono tutti ROMeni, il che è ovviamente falso.
Quanto al discorso che i RUMeni sono a questo punto europei merita tutto un discorso a parte (che prometto da tanto, ma che è talmente complesso nel mio pensiero che devo ancora trovare il modo di ridurlo alla misura di un post efficace) che qui non è il caso di affrontare. Basti per ora dire che non ce ne può fregare di meno se sono di area Shengen o meno. Se fanno le cazzate (e le fanno come tanti altri Shengen e no) devono prendere le loro giuste pedate nel corpo e a casa senza passare dal via e prendere le ventimila lire, europei o no.

Diciamocelo in faccia: mi riempio di oscuro terrore quando vedo che esistono questi blog e e colgo l’occasione per osservare che l’amico Benny Icsvi è stato capace di stare una settimana negli Stati Uniti SENZA pronunciare MAI la parola Iraq. Mi piacerebbe sapere quanti dei sei miliardi di abitanti del mondo sarebbero capaci di fare altrettanto. Questo a dimostrazione delle enormi capacità dei pretacci, il che è quanto si asseriva anche poco sopra.

Diciamocelo in faccia: queste elezioni sono andate come sono andate e io non mi aspetto niente di buono e niente di cattivo. Stiamo a vedere. Quello che mi sembra sia stato poco messo in evidenza e che molti non abbiano quindi capito è che in questo Paese non sono solo i RUMeni a godere di scarsa simpatia e quindi di farne godere altrattanto poca a chi li appoggi in qualsivoglia maniera. Nel medesimo novero rientrano gli ecologisti, i no global, i ricchioni e i comunisti tout court. Strano che costoro (o almeno molti di costoro) continuino a far finta di niente prendendola evidentemente sotto gamba. Rischiano tra cinque anni di non avere una nuova possibilità.

Diciamocelo in faccia: quanto sopra ha portato la buona conseguenza che Diliberto e Giannetto non li vedremo più. Chi è Giannetto direte voi? Ma come sarebbe? Eccolo qua!

Beh mi sembra di aver vomitato abbastanza cattiverie. Ho rimesso il male. A presto.

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Sssshhhh! ·

23. Aprile 2008, 17:43

Ancora un po’ di silenzio perché sono incasinato a bestia e – pur avendo raccolto varie corbellerie da riferirvi – ora proprio non ce la faccio. Rischierei di sciuparle per mancanza di concentrazione. Ebbene sì mi ci vuole concentrazione per sparare le minchiate che sparo.
A presto (spero)!

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La Divina ·

2. Aprile 2008, 12:10

Ecco che giungo dopo un periodo di silenzio a parlarvi della Divina, cosa che avevo annunciato qualche tempo fa.
La Divina Diamanda Galas è una cantante e performer americana di origini greche, ma di origini non troppo lontane, nel senso che – al di là dei tratti somatici che potete vedere nella foto e che richiamano quelli di una pur molto più minuta Divina sempre greca – anche quando parla inglese, lo fa con uno strano accento, segno evidente della sua tendenza a mantenere ben solidi i legami con la propria cultura. E questo lo si può notare non solo da questi accenni, ma anche dalla sua produzione artistica.
Intanto – per tornare ai tratti somatici – va detto che hanno più di una peculiarità, tanto che se si guarano le foto di questa donna non bella, ma affascinante, possente, spigolosa ci si rende conto che risulta sempre diversa e mutevole, pur mantenendo intatta la propria personalità ed il proprio magnetismo, pur risultando – insomma – sempre lei.
Cosa è che la rende tanto particolare da un punto di vista artistico? Intanto la sua biografia che si snoda fra l’esercizio della nobile professione di puttana ad Oakland, bruscamente interrotta al momento in cui avrebbe dovuto soddisfare un cliente turco (lei! greca!), il cabaret insieme a delle drag queen con le quali abitava sempre ad Oakland, i suoi studi di pianoforte e quindi il suo faticoso apprendistato per far sì che la sua straordinaria estensione di quattro ottave fosse ridotta ad uno strumento vocale perfetto. A tutto ciò si deve aggiungere due stupri (come avranno fatto dio solo lo sa perché non deve essere semplice metterla sotto e per il fisico e per il carattere, devono averla presa di sorpresa) e la morte del fratello Philip Dimitri Galas (un commediografo gay) avvenuta per aver contratto l’AIDS, fatto evidentemente più scioccante degli stupri per la Galas, che a questo tema ha dedicato buona parte della propria produzione (ed agli stupri niente).
La prima parte della carriera della Divina è altamente sperimentale ed è interamente basata sull’utilizzo della voce, tanto che dopo Schrei X, si apre una serie di dischi che include la trilogia della Plague Mass (la Messa per la Peste) in cui sulle basi elettroniche o del pianoforte suonato dalla stessa Galas si innestano varie tracce di voce alcune delle quali in loop e la narrazione si dipana (in diverse lingue fra cui l’italiano, il francese e il greco) attraverso i vari flagelli della modernità e su tutti la discriminazione sessuale e etnica. Il senso di dolore inflitto ed autoinflitto (significativo il brano Eauton timoroumenos che richiama il titolo di una tragedia di Sofocle “Colui che punisce sé stesso”) pervade attraverso l’uso straziante della voce. I rapporti conflittuali con la famiglia e con le proprie origini (significati dalla pasoliniana “Supplica a mia madre”), l’aggressione verbale di “Double Barrel Prayer”, il flagello divino della malattia che disgrega l’uomo pervadono Saint of the Pit, Litanies of Satan, You Must Be Certain of the Devil.
A un certo punto della propria carriera (tutta percorsa con l’etichetta Mute che quanto a pezzi da novanta non scherza, basti pensare a Depeche Mode, Moby, Einstuerzende Neubauten, Nick Cave) la Divina incontra John Paul Jones, l’ex bassista dei Led Zeppelin e compone con lui un album che cambia parzialmente le carte in tavola, Sporting Life. Qui la musica si vena di blues e i toni si abbassano, seppur sempre aggressivi e dolorosi. Il disco è bello e dà il via ad una parte della produzione della Galas che tende a remakes di standard blues reinterpretati alla propria maniera e culmina in questo senso con il doppio CD “La Serpenta Canta”.

Nota personale:ho avuto modo di vedere due concerti di Diamanda Galas in due momenti diversi della sua carriera. La prima volta era il tour legato a “Litanies of Satan” e lei si presentò a torso nudo sul palco, coperta di sangue, con un leggio che sfogliava cantando appunto le Litanie di Satana ed un mixerista che prendeva la sua voce dai vari microfoni e li metteva in loop creandole la base su cui cantare; il secondo a Scandicci in teatro dove per due ore una Diamanda in abito da sera e sola al pianoforte cantava “Dark End of the Street” durante il tour de “La Serpenta Canta”. In questa occasione trascinai con me lo Scozzese che apprezzò enormemente nonostante il suo iniziale scetticismo.

Altre due parole vanno spese per l’ultima creazione di Diamanda nel quale viene denunciato un fatto storico molto noto, ma affatto trascurato da tutti questi idioti che si preoccupano tanto dei diritti dei popoli sottomessi, ma che di questo – chissà perché – non fanno parola. Tra il 1923 ed il 1929 Ataturk, il creatore della moderna – si fa per dire – Turchia, mentre si dedicava a questo nobile compito di dare forma alla Repubblica Turca sulle ceneri dell’Impero Ottomano, si dette anche allo sterminio metodico delle minoranze greco-anatoliche (di fede ortodossa), compiendo un vero e proprio genocidio. Difixiones, Wills and Testaments è il doppio CD che Diamanda ha dedicato alla propria etnia e al suo genocidio.
Siamo in attesa (è annunciata l’uscita a breve) di Guilty Guilty Guilty. Appena lo avrò sentito, sarà mia cura parlarvene.

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Still life ·

21. Marzo 2008, 19:38

Data l’attuale mia situazione sono costretto a parlarvi un po’ di me, ma non troppo sennò qualcuno potrebbe sgamare chi sono (a parte quelli che lo sanno) e la cosa potrebbe portarmi fastidiose conseguenze. Vi basti sapere che oltre a coltivare indiscusse capacità informatiche (che peraltro mi danno da mangiare, scusate se è poco) sono anche un umanista e che entrambe le mie passioni le esercito in un istituto universitario. Il mio maestro è stato fatto, mi immagino, oggetto di una conventio ad excludendum che per naturale conseguenza ha portato all’esclusione per tanti anni dalle possibilità concorsuali anche me e la Signora Drake. Per quest’ultima le cose sono da poco cambiate, ma per me rimangono le medesime. Tuttavia ora incautamente è stato bandito un concorso per la MIA materia nella MIA facoltà senza che naturalmente mi sia stato detto niente, designando un candidato debolissimo contro il quale – naturalmente – io ho fatto domanda, a sostegno della quale ho prodotto tanti di quei titoli e pubblicazioni che per portarli all’ufficio concorsi mi ci è voluto un apino. Vediamo come va a finire, ma suppongo che a breve si scatenerà l’inferno.
Non è proprio di questo che vi volevo parlare, ma il punto della questione è in questi paraggi e quindi volevo darvi le coordinate dell’ambiente. Il buon Caparossa aveva a scrivere qualche tempo fa

Questo sistema non è riformabile: come ben de/scrisse Massimo Paci nel suo “I mutamenti della stratificazione sociale” contenuto nel tomo 3.1 della Storia d’Italia Repubblicana Einaudi, ormai da decenni siamo di fronte ad un vero e proprio ceto, il “ceto politico”. E come tutti i ceti, ci dice la sociologia, il suo primo (e sostanzialmente unico) scopo è quello di autoconservarsi e poi di autoriprodursi. Come qualsiasi organismo vivente che si rispetti.

Ecco: nell’università non funziona così. Mi spiego meglio: non c’è negli ultimi anni organismo vivente che si comporti più contronatura dei professori universitari. Fino a qualche tempo fa essi rispettavano il principio di natura in base al quale la cosa più importante è autoriprodursi e per far questo – sia pure in modo baronale e prepotente – agivano secondo natura, scegliendo cioè gli esemplari migliori della specie. Così facendo si creavano delle scuole che con tutta l’esecrabilità della procedura con cui erano formate avevano quello scopo e in quello scopo riuscivano in toto. Da tempo la tendenza è sodomitica al massimo grado. I “baroni” si circondano di dementi ed incapaci – non ci sono altre parole per definirli – che a stento sono buoni per portare le borse, ma – data l’arroganza di queste nuove leve – forse neanche quello. Ma naturalmente la facilità con cui questi idioti arrivano a delle posizioni prestigiose e l’arroganza e prepotenza che riescono a mettere su in brevissimo tempo conducono queste scuole alla morte precoce, oltre che – ovviamente – ad un immiserimento mostruoso delle proprietà didattiche e scientifiche delle università. Tutto questo mi riempie di un oscuro terrore, perché veramente sfugge quale sia la tattica che evidentemente io non riesco a vedere, ma mi immagino anche altri, nonché questa marmaglia stessa. Ci si chiede veramente come sia possibile che si giunga da parte di persone in teoria ben coltivate ad agire come non farebbe neanche la bestia più stupida di questo mondo, visto che la stupidità sarebbe prontamente rimpiazzata dal normale istitnto di autoconservazione.
Beh se avete qualche risposta, datemela perché a questo punto veramente le mie certezze sono messe a repentaglio.

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Grazie tante! ·

18. Marzo 2008, 14:23

Ci mancava giusto giusto una lezione di democrazia da queste merde.
Proprio da chi si basa ancora su questo.
Niente via … Bisogna scappare.

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La vera ragione ·

16. Marzo 2008, 18:07

Questo ve lo traduco perché ritengo che sia utile al popolo.

La VERA ragione per cui usiamo Linux

Sosteniamo di usare Linux perché è sicuro. O perché è libero, perché è personalizzabile, perché è gratis, perché ha un’eccellente supporto di comunità …
Ma queste sono tutte stronzate di marketing. Le diciamo a chi non utilizza Linux perché altrimenti non capirebbe la vera ragione. E quando abbiamo raccontato abbastanza minchiate in questo senso, qualche volta cominciamo a crederci anche noi.
Ma sotto sotto la vera ragione rimane.

Usiamo Linux perché è divertente!

E’ divertente smanettare con il sistema. E’ divertente cambiare tutti i settaggi, fracassare il sistema per poi ripartire in modalità sicura e ripararlo. E’ divertente poter scegliere tra centinaia di distribuzioni. Ed è divertente usare la riga di comando.
Fatemelo dire ancora. E’ divertente usare la riga di comando. Chi non usa Linux non può capire.

Il punto con noi appassionati di Linux è che ci godiamo ad utilizzarlo. Certo, anche noi vogliamo vedere il lavoro finito. Certo che ci piace essere inattaccabili dai virus e ci piace anche risparmiare. Ma questi sono effetti collaterali. La verità è che ci piace giocare con il sistema, rischiare e scoprire qualità completamente misteriose di primo acchito del sistema operativo.

Ci sono tre ragioni principali per cui Linux è così divertente:

1. Con Linux hai il controllo completo.
Mai provato a fermare un processo di Windows con il sistema che non te lo permette? Mai provato a cancellare un file senza riuscirci? Anche se avete i permessi di amministratore?
Linux vi fa fare tutto. C’è il grande vantaggio di loggarsi come utente, mentre se vi loggate come amministratore il sistema operativo assume che sappiate che cosa state facendo. Una volta amministratore potete fare quello che volete.

2. Linux non è generalmente usato.
Questo è un paradosso. Spesso ci lamentiamo che Linux non viene usato in modo generalizzato, ma è una delle ragioni per cui NOI lo usiamo. Ci dà la sensazione di essere speciali. Come se fossimo migliori di “questa massa di ignoranti”.
Se Linux fosse usato dappertutto, probabilmente passeremmo ad altro o svilupperemmo un’oscura distribuzione che potessimo usare solo noi, perché – diciamocelo in faccia – ci vogliamo sentire speciali.

3. Linux è libero (come nella parola “libertà“)

Possiamo avere i sorgenti per tutte le nostre applicazioni. Se vogliamo sapere come funziona una certa parte del sistema, possiamo saperlo. Questo ci permette di smanettare con il nostro sistema e noi AMIAMO SMISURATAMENTE smanettare con il nostro sistema.

E’ evidente che non possiamo dire ai non utenti che usiamo Linux per divertimento perché ci schiafferebbero in un manicomio prima di poter dire “anticonformismo” [n.d.t. In realtà la parola “antidisestablishmentarianism” non significa anticonformismo, ma è una locuzione inglese intraducibile il cui significato è solo parzialmente spiegato da quello usato qui]. Per cui raccontiamo loro delle frottole che però appaiono plausibili, ma nel nostro intimo conosciamo bene la ragione vera per cui usiamo Linux.

E forse, forse, la prossima volta che qualcuno mi chiederà perché uso Linux, farò un gran sorriso e risponderò: “Perché usare Linux è divertente!”.

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Pigliale più piccine ·

13. Marzo 2008, 19:42

Un invito che mi sento di rivolgere con cautela ad uno cui il grasso ha chiaramente ottuso tutte le facoltà mentali.
Ipotizzavo tempo fa che egli fosse caduto sulla strada per Damasco, ma era ipotesi – per così dire – “soft”. A questo punto l’analisi dei discorsi di questo mentecatto mi fa volgere il guardo più verso l’assunzione di sostanze psicotrope miste ad abbondantissime porzioni di porchetta, più che ad un’illuminazione divina.
Aggiungo solo che la scritta che questo disgraziato sostiene dovrebbe essere apposta sulle cliniche dove si praticano aborti “come a Birkenau” (e che significa semplicemente che il lavoro rende liberi), nella sostanza non è sbagliata, salvo poi vedere cosa si combinava DIETRO quella scritta, cioè robe assolutamente criminose e del tutto diverse da quanto si asseriva all’entrata.
Per dire che scrivere qualsiasi cosa su qualsiasi muro lascia il tempo che trova.

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Per forza o per amore ·

10. Marzo 2008, 08:17

Mi corre l’obbligo di attaccare questo adesivo sul mio blog e – contestualmente – di notificarlo ai miei milioni di lettori:

Se c'è lei non vi votiamo

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Ma che stai a di' [2] ·

7. Marzo 2008, 14:05

Non voglio neanche entrare nel merito della questione che vede coinvolta la Carlucci e il fisico Maiani, depreco tuttavia la forma. Senonché un’analisi attenta della sintassi e della grammatica di questo neanche apparentemente umano personaggio richiederebbe un post talmente lungo e dispendioso in termini di tempo che ve lo linko e basta. Vedete un po’ voi. Buona lettura.

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Ma che stai a di' [1] ·

6. Marzo 2008, 22:31

Inauguro con questo esemplare solo apparentemente umano una nuova categoria il cui nome si ispira all’indimenticata trasmissione di Arbore nella quale un giovane Andy Luotto chiedeva a qualsiasi interlocutore di parlare con “l’ignuranz’”; una rubrica che potremmo chiamare anche “Accademia dei Lincei”, ma che alla fine “Parl’ con l’ignuranz’” rappresenta meglio.

Dunque non si dice: […] valori in cui credo e mi ispiro, bensì […] valori in cui credo e ai quali mi ispiro

E già che ci sono vi segnalo a proposito della pseudo-gnocca anche questo.
Buona serata.

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Gente da tagliole ·

3. Marzo 2008, 23:48

A costo di ripetermi e di apparire fastidioso e pedante voglio dire ancora qualcosa a proposito di tutta questa crociata ultracattolica e oscurantista in merito alla difesa della vita, degli alfieri di questa crociata, nonché dei loro Sancho che sono anche peggio.
Allora vi fornisco – si trovano con facilità, ma siccome non voglio che qualcuno si sprema e fatichi utilizzando Google – qualche immagine del vecchio Giampy con alcuni difensori della vita in tutte le sue forme.

Questo qui accanto a Giampy II per esempio

nella sua qualità di Lieutnant delle Schutz Staffeln è stato sicuramente un paladino pro life, impegnandosi nella protezione ad oltranza della vita fin dal suo scaturire dal seme dell’uomo depositato nel ventre della donna. Come dite? Gli ebrei? Ah ma quelli non sono uomini! Infatti nella messa c’era anche la maledizione agli infidi giudei. E difatti oltre che nazista il nostro amico Kurt nella sua qualità di austriaco era anche cattolico.

Ma passiamo ad un altro bell’esemplare di difensore assiduo della vita, soprattutto quando questa è racchiusa in enormi quantità negli stadi

E difatti la sua, di vite, è stata protetta in tutti i modi tanto da farlo morire nel proprio letto alla veneranda età di novanta e passa anni.

Ora: il titolo di questo post richiama la deprecabile abitudine – stigmatizzata dalle mie parti dai più – di abusare dell’ingenuità di certi uccellini come – ad esempio – i pettirossi, per farne massacro con le tagliole per l’appunto. Gente da tagliole significa quindi per traslato gente spregevole che abusa della posizione inferiore altrui in modo assolutamente indegno e plateale.

Questa banda di cialtroni che si è amminchiata con la protezione della vita, presupponendo che nelle alte sfere clericali la vita significhi qualcosa, farebbe bene a ricordarsi di questi loschissimi figuri ospitati e appoggiati da figuri altrettanto loschi e spregevoli direi.
Si tenga presente che quando questi pezzi di mota parlano di vita, sottintendono l’aggettivo UMANA, ma siccome i figuri con cui si accompagnano e che sostengono hanno avuto un’idea tutta loro di umanità (non ricomprendendo in essa per esempio gli ebrei o i comunisti) e stante altresì che dubito che la Binetti consideri umani – per dire – gli omosessuali (che sono malati sono parole sue), forse è il caso di riconsiderare questa gente anche alla luce di queste ed altre foto (e situazioni), che gettano sinistre ombre su tutta la faccenda.
Buona riflessione.

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