Ho preso una decisione ·

11. ottobre 2015, 17:40 by Sir Francis Drake

Per molti anni, prima di tornare finalmente sull’amato scoglio, ho fatto tutt’altro tipo di lavori. Dico lavori perché in effetti non è che ne facessi uno solo, ma almeno un paio curando hobbies che propriamente passatempi non si potevano chiamare. Comunque appena laureato mi sono dedicato, oltre che a fare il servizio civile presso il Comune di Montelupo Fiorentino, alla ricerca e precipuamente alla storia del diritto, intesa in senso molto lato e ricomprendendoci anche archivistica e, soprattutto, bibliografia antica. Riservandomi dunque di aprire ulteriori sezioni del blog onde propinarvi anche i risultati dei miei cosiddetti passatempi (musica e informatica), ho deciso di partire col propinarvi le mie (piuttosto numerose) pubblicazioni accademiche. Parto con quelle di bibliografia antica, ma per far ciò vi invito ad andare nella apposita sezione

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M'è presa così ·

22. marzo 2012, 16:21 by Sir Francis Drake

Una splendida lettura della Divina / Antidivinità del racconto di Edgar Allan Poe The black cat.

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Un storia affascinante ·

22. marzo 2012, 09:59 by Sir Francis Drake

La storia degli Hashishin e del Veglio della Montagna musicata da Bill Laswell e recitata da Sussan Deyhim, Genesis P_Orridge, Percy Howard, William S. Burroughs, Iggy Pop, Techno_Animal, Hakim Bey, Nicky Skopelitis, Nicole Blackman, Anton Fier, Ira Cohen, Paul Schutze, Jah Wobble, Lizzy Mercier Descloux, Patti Smith, Helios Creed, Hassan, Anne Clark, Eyeless in Gaza, Sussan Deyhim

Ascolta la playlist con l’intero album

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Doppelgänger ·

6. febbraio 2010, 17:56 by Sir Francis Drake

Mi sto interrogando, anche sulla scorta delle mie ripetute letture di alcuni volumi fra cui spicca Praga magica di Angelo Maria Ripellino, nonché delle opere di Gustav Meyrink, ed ancora sulla scorta dei miei comportamenti, sulla figura del Doppelgänger. Essa è inspirata largamente al Baphomet e al Giano di latina memoria. Non è la prima volta che mi interesso di queste figure, come si può facilmente intuire da questo

Lo sdoppiamento, nel mio caso addirittura il quadruplicamento, di identità mi affascina e oziosamente mi chiedo se la cosa, che altri mette in difficoltà, a me risulti particolarmente gradita e mi consenta di esprimere al massimo le mie potenzialità.

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La solitudine del killer (e di un sacco di altra gente) ·

29. gennaio 2010, 01:52 by Sir Francis Drake

Sto leggendo (anzi: ri-leggendo) una biografia di Henry Lee Lucas (La biografia criminale del più spietato serial killer d’America, I Libri Neri, 1993) e, al di là della storia in sé, che pure è tremenda, la lettura mi ha suscitato la riflessione che negli Stati Uniti (anche da altre parti, ma là di più) moltissimi individui soffrono di una solitudine micidiale che li porta, inevitabilmente, a dare segni di squililbrio mentale che in alcuni casi portano a reazioni inusitate. Questa osservazione vale sia per la provincia, che – seppur popolosa – fa da cornice alle gesta di Lucas come di molti altri serial killers (vedi ad esempio Jeffrey Dahmer), sia per le megalopoli che eidentemente hanno un alto effetto alienante. L’esempio di Lucas è significativo non tanto per la SUA solitudine, ma per quella di tutti quelli che bene o male gli sono girati intorno (madre, padre, fratelli, fidanzata, vittime). E d’altro canto anche persone equilibrate e lontanissime dalle condizioni ambientali di Lucas, come ad esempio Bruce Springsteen, che proviene è vero dalla classe proletaria del New Jersey, ma da acuto osservatore qual è ha riportato quadri di solitudine e di disagio come quello descritto in Nebraska:

I saw her standin on her front lawn just twirlin her baton / Me and her went for a ride sir and ten innocent people died
From the town of lincoln nebraska with a sawed-off .410 on my lap / Through to the badlands of wyoming I killed everything in my path
I can’t say that Im sorry for the things that we done / At least for a little while sir me and her we had us some fun
The jury brought in a guilty verdict and the judge he sentenced me to death / Midnight in a prison storeroom with leather straps across my chest
Sheriff when the man pulls that switch sir and snaps my poor neck back / You make sure my pretty baby is sittin right there on my lap
They declared me unfit to live said into that great void my sould / Be hurled
They wanted to know why I did what I did / Well sir I guess there’s just a meanness in this world

E tornano in mente, a conforto di quanto sto dicendo, i quadri di Hopper, sia quelli ambientati in campagna, che quelli che mostrano gli aftehour bars.

Sempre più avanti nella periferia, la desolazione chiama
James D. Morrison

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Due piccioni con una fava ·

24. gennaio 2010, 19:36 by Sir Francis Drake

Colgo l’occasione di fare un panegirico per una delle mie band preferite, per inaugurare una nuova categoria (dello spirito) nella quale di volta in volta farò qualche riflessione sul/sui libro che sto leggendo e la intitolo con il titolo di una delle canzoni contenute nel disco 77 del 1977 appunto: The book I read.
Che dire dei Talking Heads? Sicuramente riuniscono in sé molte caratteristiche fra le quali menzionerò una notevole predisposizione per l’avanguardia e la miscelazione dei generi, l’aver sicuramente lasciato il proprio segno a lungo nel tempo, l’aver scritto diversi must come Psycho Killer, Once in a Lifetime, Burning Down the House, Life During Wartime e molti altri, l’aver collaborato con musicisti che a tutt’oggi sono considerati a buona ragione dei pilastri di molti generi (menzionerò Brian Eno, Adrian Belew, Robert Fripp). Per anni ho tenuto nel file di signature di uno dei miei indirizzi di posta elettronica una loro frase: “E quando tutto andava a catafascio / nessuno ci faceva tanto caso”, frase che sto per riprendere e mettere nella signature del mio indirizzo di posta di lavoro visto che è esattamente quello che sta succedendo.
Inoltre, a mio modo di vedere, hanno scritto una delle più belle canzoni di cui vi propongo il video nonché il testo. Per il libro che sto leggendo vi rimando invece ad un successivo post.

Everyone is trying to get to the bar.
The name of the bar, the bar is called Heaven.
The band in Heaven they play my favorite song.
They play it one more time, they play it all night long.

Oh heaven, heaven is a place, a place where nothing, nothing ever happens.
Heaven is a place, a place where nothing, nothing ever happens.

There is a party, everyone is there.
Everyone will leave at exactly the same time.
When this partys over it will start again.
It will not be any different, it will be exactly the same.

Heaven is a place, a place where nothing, nothing ever happens.
Heaven is a place, a place where nothing, nothing ever happens.

When this kiss is over it will start again.
It will not be any different, it will be exactly
the same.
It’s hard to imagine that nothing at all
could be so exciting, could be this much fun.

Oh, heaven, heaven is a place, a place where nothing, nothing ever happens.
Oh, heaven, heaven is a place, a place where nothing, nothing ever happens.

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Sono nato per rivoluzionare l'inferno ·

24. novembre 2008, 20:52 by Sir Francis Drake

Devo dire che in questo periodo mi capita spesso di sentirmi come nel titolo di questo post, tolto di pacca dal romazo di Manuel Vasquez Montalban Tatuaje. E mi ci sento ritratto in tutto e per tutto incluso il fatto che il personaggio che porta questo tatuaggio viene trovato morto affogato dal detective Carvalho, il che scatena l’indagine che porta a concludere che il tipo era uno che si sbatteva tanto e faceva mille traffici (dal che il senso del tatuaggio) e poi aveva fatto quella fine miseranda.
E già che siamo a disquisire di Montalban, devo dire che il romanzo più bello del quale consiglio la lettura a tutti i miei numerosi fan è Quintetto di Buenos Aires.
L’atmosfera di Buenos Aires dopo la guerra sporca (quella delle Falkland), la caratterizzazione dei personaggi a partire dai parenti dei desaparecidos, per giungere al Capitano – figura focale del romanzo – e ai suoi accoliti, all’oligarchia che ancora dopo gli eventi gioca un ruolo fondamentale nella gestione dello Stato e della politica, tutto è descritto sullo sfondo dei tanghi di Adriana Varela scritti dal medesimo Montalban. Un esempio di letteratura meritevole della massima attenzione.

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