Le rondelle del dodici ·

29. giugno 2015, 13:31 by Sir Francis Drake

Questo post continua la riflessione sulla scuola e sulla sua pretesa riforma da parte del branco di cazzari che pro tempore ci governano (?????). Avevo fatto cenno nel precedente post al fatto che le riforme universitarie che si sono susseguite nel tempo, soprattutto a partire da quella che porta il nome di Berlinguer, trovassero la propria giustitificazione nella necessità di equiparare il numero dei laureati a quello del resto d’Europa. Non si capisce bene a dire la verità a quale o a quali dei Paesi europei ci si rifaccia come punto di riferimento, ma diamo per assunto che siano quelli a noi più vicini come Gran Bretagna, Germania e Francia.
Più di recente questa tematica è stata estesa anche ai diplomati e difatti se ne fa menzione nella documentazione allegata al ddl della cosiddetta “buona scuola”, nonché nei vari dibattiti politici che si sentono in giro. Mi prendesse un accidente se qualcuno, della maggioranza o dell’opposizione, si sia mai preso la briga di verificare ‘sto fatto. Il vostro Sir Francis però ha girato un bel po’ anche in scuole e università straniere, nonché ha passato lunghi periodi all’estero, soprattutto in Germania, come testimoniato anche da questo blog e può testimoniare in prima persona che tutte quelle affermazioni sono delle boiate pazzesche. E sono false. Ma non è che sono false da un mero punto di vista numerico (anche), ma da un punto di vista sociale. E sono tanto più false per quanto riguarda gli studi universitarii. Infatti in quelle nazioni prese a punto di riferimento all’università ci vanno percentuali infinitamente inferiori di studenti rispetto a quelle italiche, con il risultato che percentualmente i laureati si avvicinano al 100%, ma solo perché in Germania, per dire, i diplomati che accedono all’università non sono il 100% l’anno come da noi, ma – la butto lì – il 35%, massimo 50%. E sono quelli che escono dai licei e non – per esempio – dagli istituti tecnici. Ciò succedeva anche da noi fino agli anni ’70: all’università accedevano solo i diplomatici classici (anche per fare i medici e gli ingegneri, sì) e c’era – ovviamente – una ragione: chi faceva il liceo classico era destinato alle professioni liberali (incluso, ovviamente, l’insegnamento), dopo aver ovviamente passato la tremenda selezione non solo del classico, ma anche dell’università – quale che fosse – e perciò, in altre parole, era destinato a formare la classe dirigente del Paese. Chi invece aveva fatto, che so io, il nautico, era destinato a fare il marinaio e poi anche l’ufficiale, ovvio, ma mai e poi mai a ricoprire ruoli nello Stato e nell’amministrazione nazionale o locale per i quali, va da sé, non era stato formato.
Quando si sono aperte le università a tutti, in nome di un malinteso senso di egualitarismo che in realtà costituiva il peggiore esempio di discriminazione, ci siamo ritrovati con dirigenti o magistrati della Corte dei Conti o insegnanti di letteratura italiana che i cinque anni di superiori li avevano passati sopra un tornio (es.: Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato) o a imparare a fare gli impianti elettrici (es. l’elettrotecnico qui citato) con i risultati drammatici che sono sotto gli occhi di tutti.
In Europa non credo che esistano restrizioni legislative come questa che vigeva da noi, ma esistono restrizioni imposte dalla tradizione culturale e dal buon senso che agiscono come se fossero prescrizioni legislative (ah! il diritto naturale!).
In Austria, per fare un esempio, esistono licei minerari (a Leoben; la voce narrante di Verstoerung di Thomas Bernhard è uno studente di tale liceo che accompagna il padre medico durante le sue visite) oppure licei forestali. Sacrosanto no? Ci sono miniere e boschi e quindi viene formata una classe di professionisti che sanno come far rendere queste risorse per il bene proprio e del Paese. E non passa, a questi signori, neanche per l’anticamera del cervello di uscire dal liceo minerario di Leoben e iscriversi alla TU Wien, bensì si precipitano a cercare lavoro presso delle cave, in amministrazione o nella parte tecniche con la certezza di avere un mestiere nelle mani e di potersela comunque giocare, col tempo e l’esperienza, per la dirigenza in quel settore specifico.
Ergo all’università ci vanno in pochissimi e solo se si sono diplomati in studi classici perché andare all’università significa voler fare (ed essere preparati per) una professione liberale (magistrato, avvocato, architetto, ingegnere, medico e poche altre), inclusa quella di perpetuare l’insegnamento e i corsi universitari dànno per scontato che – nel caso specifico – il tedesco uno lo scriva e lo parli senza alcuna esitazione e qualche altra lingua, anche. E il latino che serve per fare giurisprudenza lo sappia a menadito, non che si debba tradurre Giustiniano per lo studente di giurisprudenza che viene dal nautico. E quando presentano le tesi il docente che le corregge possa e debba concentrarsi solo sui contenuti e non sulla grammatica e sulla sintassi (della propria lingua, poi).
Ma veniamo al titolo di questo post, finora rimasto misterioso. Intanto non è di mia creazione il teorema delle rondelle del dodici, ma di mio padre. Serve tuttavia a illustrare i perversi effetti di questa folle politica scolastica che apparentemente il governo del cazzaro (dei cazzari) pretende di perpetuare.
Quando a Portoferraio arrivò la prima slot machine essa andava a 50 lire che si depositavano in due pozzetti, uno più piccolo, per le vincite e uno, più grande, per il gestore. I ragazzi dell’epoca (tardi anni ’50) si resero conto che le rondelle del 12 (che costavano 5 lire l’una) avevano lo stesso peso e lo stesso formato delle 50 lire per cui potevano ingannare la macchina facilmente. I primi tempi, una pacchia! Si gioca la rondella e se si vince si vincono 50 lire. Ma quando la macchina venne saturata si giocavano rondelle e si vincevano rondelle.
Con la scuola e l’università è stata fatta la stessa identica politica (e si intende evidentemente perpetuarla): per ragioni per lo più abiette (è abietto secondo me equiparare essere insegnante ad avere un posto di lavoro e spiegherò in altro post per quale ragione la penso così) si è assunto a piene mani nella scuola e nell’università, senza fare la minima selezione e usando per lo più materiale di scarto (rondelle del dodici). Sia chiaro: di scarto per fare quel lavoro lì, ma magari ottimi ufficiali di macchina, o tornitori, o elettrotecnici. I primi tempi la scuola e l’università hanno retto, ma non grazie alle rondelle del dodici, ma alle 50 lire che ci aveva messo qualcun altro (Casati, Gentile). Una volta pensionate o morte le 50 lire, tali enti hanno cominciato a risputare rondelle del dodici, riducendosi a squallidi diplomifici e laureifici a quel punto destinati solo a rimpolpare statistiche (per giunte idiote come sopra dimostrato), ma non certo a creare la classe dirigente del Paese. Che difatti, come si vede anche leggendo ‘sta cazzo di riforma (e le altre sinora fatte, poche e inutili ad essere onesti), fa schifo e sempre più schifo facendo rimpiangere – per dire – ministri che all’epoca in cui erano in carica personalmente avrei voluto vedere sottoposti alle peggiori torture.
Non resta che rifarsi ai classici, per l’appunto: una salus victis, nullam sperare salutem.

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Cosa c'entra la scuola con la riforma della scuola? ·

25. giugno 2015, 13:50 by Sir Francis Drake

Ho passato 40 anni della mia vita dentro ogni scuola di ordine e grado e se contiamo anche l’asilo (scuola d’infanzia) gli anni salgono a 44 (su 49). Ma c’è di più: sia mio padre che mia madre sono stati professori uno di liceo e uno di istituto. Qualcosina di scuola ne so. E per quanto leggo qui sul Corriere posso tranquillamente affermare che con la scuola il testo del ddl sulla scuola non c’entra assolutamente niente. Si tratta di un troiaio assolutamente burocratico ed amministrativo che alla didattica non dedica neanche una parola, tanto meno una disposizione e che effetti sulla didattica non ne avrà alcuno. Anche perché gran parte di queste belle proposizioni sono già in vigore, sia pure non disciplinate da alcuna legge. Infatti, per fare un esempio, la possibilità dei Presidi di chiamare ad libitum gli insegnanti è in voga da almeno sessanta anni e non si è mai sentito un sospiro su questo. Il precariato è endemico nella scuola tant’è che già i miei genitori quando non erano ancora entrati di ruolo dopo aver vinto UN CONCORSO (previsto per legge sin dalla riforma Casati e ribadito dalla riforma Gentile per quanto riguarda la scuola, ma dettame valido per qualsiasi ruolo dello Stato, sempre per legge) venivano regolarmente licenziati (dallo Stato) a giugno e riassunti il primo di settembre, cosa che – fra l’altro – ha inciso anche, sia pure in piccola misura, sui loro trattamenti pensionistici essendoci dei buchi di tre mesi nei primi due o tre anni di insegnamento.
Mi fermo qui, per il momento, perché voglio vedere il testo definitivo che uscirà. Aggiungo solo una notazione che posso anticipare perché quale che sia la forma definitiva del testo, sicuramente non inciderà su questa mia riflessione. Quando si parla della scuola, ma in generale dei ruoli dello Stato, grandina sia nei discorsi che nei testi la parola “meritocrazia” che, diciamola come sta, non solo fa schifo, ma non descrive certo un concetto da introdurre. Il concetto da introdurre, anzi da recuperare perché era molto ben applicato fin quando non sono cominciate queste riforme folli (la prima varata da quel bel democristiano di Misasi) che hanno distrutto la scuola e l’università oltre ogni possibilità di rimedio, è quello di “selezione”. Se non si recupera il principio di SELEZIONE siamo condannati ad un (neanche tanto) lento declino, anzi al termine di questa angosciante agonia che ha portato un Paese come il nostro dall’eccellenza della scuola al degrado culturale che, fra l’altro, ci ha dato questa bella classe dirigente che da almeno quaranta anni imperversa senza requie e da cui non si intravede la possibilità di liberarsi.
Mi rendo conto che da questo post trasuda un pessimismo che sfocia nel nichilismo, ma onestamente dubito che per come si stanno mettendo le cose sia andato tanto lontano dalla preveggenza esatta del futuro.

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Non c'è niente fare ·

29. luglio 2011, 15:02 by Sir Francis Drake

Non lo vogliono capire che ormai non ci rimangono molte strade. Quella più sensata appare essere questa di cui abbiamo già parlato.

Questi continuano a pigliarci per il culo e a speculare sulle nostre peraltro meritatissime disgrazie.

Fra l’altro vi ricordo che in questo posto io ci sono stato e ci ho vissuto e vi posso garantire che con questi non ce la possiamo fare.

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Mi ricorda qualcosa ... ·

23. maggio 2011, 08:57 by Sir Francis Drake

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Comunicazioni del titolare ·

12. ottobre 2010, 09:37 by Sir Francis Drake

Il titolare è temporarily unavailable causa ondata di merda che è arrivata ai livelli di guardia. Potrà riprendere a postare, spera, a breve.

“Non mi chiedete perché, non mi rompete i coglioni” (cit.).

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Mi si tacci pure ... ·

27. maggio 2010, 22:17 by Sir Francis Drake

… di bieco sessismo e machismo, ma secondo me – soprattutto guardandola stasera ad Annozero – Conchita fa dei soffoconi non da poco e, per giunta, oggi ha un paio di di scarpe assolutamente fetish che rafforzano l’impressione di mugoloni spaziali e letti disfatti.

Ah, mi accorgo ora che le scarpe fetish hanno dei tacchi non da poco. Ma che senso avrà che faccia il direttore di quel troiaio di giornale.

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In che mani siamo!!! ·

23. maggio 2010, 16:30 by Sir Francis Drake

Come se non bastasse tutto quello che succede sul territorio nazionale, abbiamo anche bisogno delle teste di cazzo di tutta Europa (concetto peraltro quantomai sfuggente, come ho già ripetuto più volte) che danno luogo a queste robe incredibili.
Senza stare a ripetere quanto detto sinora sul celebre troiaio della casa di Cupertino, si possono però leggere risibili affermazioni tipo:

Secondo il Sunday Times i parlamentari continentali però già usufruiscono di nuovi computer portatili Hewlett-Packard e in un periodo di crisi una spese simile (ogni iPad costerebbe circa 575 euro) si potrebbe evitare. Alcuni parlamentari, guidati dal tedesco Klaus Welle, Segretario Generale del Parlamento Europeo, sarebbero tra i promotori della proposta. Secondo quest’ultimi, i pc in loro dotazione sarebbero molto più lenti e meno efficienti dell’iPad: «La maggioranza dei parlamentari europei usa già l’iPhone e si trova molto bene – ha dichiarato al Sunday Times un parlamentare che preferisce rimanere anonimo -. Il Pc ha fatto il suo tempo, l’iPad è un dispositivo migliore»

Non si capisce migliore per cosa rispetto a questi il cui più basso modello all’iBad lo svernicia a mani basse.

Peraltro, come avevo a sottolineare qualche tempo fa, ci facciamo insegnare da della gente che qualche anno fa ancora si tingeva la faccia di blu, come si può ben vedere da quanto riportato sotto:

Marta Andreasen, rappresentante dell’UKIP, principale partito euroscettico britannico e membro della Commissione bilancio ribatte: «Molti tra i deputati più anziani non sanno nemmeno usare internet. Sono contro questa proposta perché è completamente inutile, soprattutto ora che i contribuenti europei si trovano ad affrontare tempi così difficili

Veramente cascano le braccia …

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Secondo me ... ·

12. maggio 2010, 09:23 by Sir Francis Drake

… a leggere qui si è indotti a credere che il personaggio in questione sia veramente un buffone, ma di un tipo assolutamente patologico. Quanti pensano di perderne di Campionati del Mondo questi, ancora, per dar spago a questo bischero?

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Korrektur ·

9. maggio 2010, 12:04 by Sir Francis Drake

Qualche giorno fa ho scritto questo, deprecando l’attitudine di certuni a cedere alla monomanìa. Purtroppo per me pare sia stato un giudizio abbastanza affrettato, dal momento che oggi vengono fuori ben altre faccende su chi aveva reagito anche più violentemente di me a certe situazioni. Sia chiaro che non mi rimangio nulla sul disgusto che mi provocano certe posizioni intransigenti come quelle che hanno dato luogo a quel film, tuttavia mi vedo costretto a correggere il tiro, mettendo nel concone del disgusto (ma l’avevo già fatto) anche “la cricca”.
Piuttosto tutta questa situazione che si è venuta a creare mi fa riflettere sulla seguente definizione:

E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata (2555, 2565) al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi (2135, 2195).

Mi chiedo se, alla luce di quanto stiamo vedendo, non soltanto riguardo alla Maddalena o a l’Aquila, ma in generale da una ventina d’anni a questa parte (exempli gratia: questo, questo, questo, questo e via ad andare) se non sia il caso di cambiare il timbro e il tono dell’articolo 2082 c.c. nel seguente modo:

E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività delinquenziale, organizzata o meno, al fine della produzione o dello scambio di favori e interessi quanto più lerci possibile, sempre con la condiscendnza di questa o quella (o entrambe) parte politica e sempre e rigorosamente attingendo copiosamente dalle casse dello Stato, provocando quanto più danno possibile all’Erario nonché ai poveri cittadini i cui diritti, anche di tipo economico e/o finanziario, vengono schiacciati e compressi fino al loro totale annullamento.

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Trovo irritante la tua mancanza di fede ·

7. maggio 2010, 23:27 by Sir Francis Drake

Si tratta semplicemente di un personaggio positivo fin dall’inizio. E’ vero che è nero, che ammazza Obi Wan Kenobi, il suo vecchio maestro, che cerca di far fuori il proprio figlio (anzi i propri figli), ma lo fa perché è costretto da un’autorità alla quale – evidentemente – non può dire di no e deve, perciò, piegarsi sino all’abiezione. Tuttavia non manca di una notevole grandezza che, anzi, prevale nel primo impatto (quando pronuncia per esempio la frase con la quale ho intitolato questo post) e che mi ha sempre affascinato, fin da quando – ragazzino nel 1979 a Prato in visita ad amici, andai a vedere il film.
In più, è sprezzante, dotato di una grande alterigia, fiducia nei propri mezzi e dubbioso delle qualità altrui. Insomma, mi ci rivedo non poco.

Devil and the deep blue sea behind me
Vanish in the air you’ll never find me
I will turn your face to alabaster
When you’ll find your servant is your master

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