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6. settembre 2010, 13:39

Categorie: Circumnavigazioni * Metà tà fusikà

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„Wir haben Zeit gekauft, mehr nicht“ ·

16. maggio 2010, 12:58

Qui si fa riferimento ad un’intervista ad un economista che parla dell’intervento europeo che riempie le pagine dei giornali di questi giorni, ma chissà perché questa espressione mi pare adeguata ad una serie di avvenimenti che mi riguardano personalmente.

Categorie: Metà tà fusikà * Il segno di una resa invincibile

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Trovo irritante la tua mancanza di fede ·

7. maggio 2010, 22:27

Si tratta semplicemente di un personaggio positivo fin dall’inizio. E’ vero che è nero, che ammazza Obi Wan Kenobi, il suo vecchio maestro, che cerca di far fuori il proprio figlio (anzi i propri figli), ma lo fa perché è costretto da un’autorità alla quale – evidentemente – non può dire di no e deve, perciò, piegarsi sino all’abiezione. Tuttavia non manca di una notevole grandezza che, anzi, prevale nel primo impatto (quando pronuncia per esempio la frase con la quale ho intitolato questo post) e che mi ha sempre affascinato, fin da quando – ragazzino nel 1979 a Prato in visita ad amici, andai a vedere il film.
In più, è sprezzante, dotato di una grande alterigia, fiducia nei propri mezzi e dubbioso delle qualità altrui. Insomma, mi ci rivedo non poco.

Devil and the deep blue sea behind me
Vanish in the air you’ll never find me
I will turn your face to alabaster
When you’ll find your servant is your master

Categorie: Metà tà fusikà * Diamoci all'ippica

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Personalmente ... ·

12. aprile 2010, 21:39

un’occhiatina qui ce la darei. C‘è un discorso interessante, almeno per me.

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La torre d'avorio ·

28. marzo 2010, 15:11

Trovo particolarmente degno di attenzione questo articolo che è pregno di spunti interessanti in positivo ed in negativo. Il senso generale è effettivamente condivisibile: la cultura, l’arte in generale e la scrittura in particolare, sulla scorta di Montaigne hanno la necessità di isolare chi le coltiva per riuscire nei propri obiettivi.
Meno efficace quando parte da questi presupposti:

I nostri tempi non favoriscono la concentrazione. O almeno non quella di cui uno scrittore avrebbe bisogno. IMarcel e i Nathan oggigiorno scarseggiano. Forse per il moltiplicarsi delle sollecitazioni narcisistiche: festival, tv, radio, teatri, tripudianti spregiudicate groopie… Tutto congiura a titillare l’infinita vanità dello scrittore…

che presupposti non sono, o meglio sono sbagliati. Il presupposto giusto è l’eventuale vanità dello scrittore che si lascia traviare da quelle sollecitazioni cui dovrebbe, per natura, rifuggire.
E, d’altro canto, anche affermazioni del genere lasciano francamente il tempo che trovano:

Bisogna essere dotati di un certo spirito per non cedere alla fatuità della politica, e alla magniloquenza cui molto spesso la politica si accompagna

perché potrei, e posso, citare almeno un paio di nomi che certo non hanno ceduto alla fatuità della politica, anzi – nel caso – ne hanno grazie al proprio intervento innalzato non di poco il livello, senza per questo che le loro opere o il loro status di intellettuali di altissimo livello ne venissero intaccati: Magris e Cacciari.
C‘è da dire che effettivamente l’information overload rischia di essere pericoloso e distraente, ma è altrettanto vero che non riesco ad immaginare nessun grande intellettuale del nostro tempo che si possa permettere di sfuggirgli. Altra cosa, è evidente, è quella di apparire dappertutto rischiando, e questo alla fine è il princìpio che rende questo articolo valido, di unire la propria stridula voce al coro di gazze che ormai hanno invaso il mondo. Ma nessuno che possa considerarsi davvero grande lo fa.

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Non capisco cosa ci sia di strano ... ·

23. marzo 2010, 13:22

… nell’atteggiamento di questo signore. Si pensi che, per dire, Capablanca a un certo punto cominciò a giocare a scacchi con dio, cui lasciava sempre la prima mossa.
Questo ha risolto la congettura di Poincaré e si pensa che possa comportarsi in coerenza con quali altri princìpi che esulino dalla follìa?

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Non c'è dubbio ·

8. marzo 2010, 17:58

In questo articolo molto bello si scoprono delle verità e delle riflessioni che solo apparentemente sono alla portata di chiunque. Non solo: si parla anche di significato della parola “cittadino” che da sostantivo è chiaramente divenuta un aggettivo e sottoposto perciò – in essenza – ad una serie di diritti, ma soprattutto – sotto sotto – di doveri, ai quali chiaramente è del tutto impossibile sottrarsi. Insomma una notevole riflessione che mi sento di segnalare.

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Against the cross? ·

6. marzo 2010, 22:17

Ho milioni di dubbi che la laicità possa desumersi dalla presenza o meno del crocifisso nei luoghi pubblici, così come è ovvio che l’effigie del Presidente della Repubblica non sorta in alcun modo l’effetto di garanzia della Costituzione, pur apparendo anch’essa nei medesimi luoghi pubblici. Io sono sicuramente una persona lontana da qualsiasi religiosità (non spiritualità che – ovviamente – non è la stessa cosa), tuttavia mi sento di riconoscere anche solo per motivi meramente storici un valore ed una rappresentazione culturale al crocefisso. Mi rendo perfettamente conto del fatto che in buona parte il crocefisso rappresenta una storia di tregenda e che in nome di quel simbolo, che comunque non fa che richiamare il dolore e l’atrocità della condizione umana e proprio per questo forse non sarebbe il caso di esporlo, sono stati commessi atti assolutamente abietti e intollerabili ad una coscienza dotata di un minimo di spiritualità. D’altro canto le ragioni addotte anche dalla Corte dei diritti umani non mi paiono sufficienti (anzi per certi versi mi paiono addirittura assurde) e comunque dubito che anche una decisione di quel genere – ove non fosse stata ricorsa e quindi applicata – avrebbe avuto un effetto di qualsivoglia genere. Alla fine qui si tratta – come al solito – di cambiare le teste e questa è un’impresa non solamente al di fuori delle possibilità di qualsiasi Corte o ente statale o internazionale che sia, ma in generale impossibile ed inattuabile come altre e più grandi battaglie hanno messo in evidenza. I salti culturali non esistono e semmai si possono iniziare dei processi promossi da posizioni che peraltro per anni e anni sono sempre largamente minoritari, nella speranza che si dimostri vera la massima medievale “gutta cavat lapidem”. Tengano presente i miei lettori che al signor Paolo Caliari manca poco gli fanno la buccia per aver dipinto questo capolavoro

avendo ritenuto l’Inquisizione che fosse blasfemo, il che naturalmente non è vero. Il tutto a Venezia che per ragioni che qui è lungo spiegare era un luogo dove non è che i preti potessero proprio spadroneggiare come volevano.
Insomma pensare di laicizzare uno Stato levando il crocefisso dal muro mi pare un po’ come la pretesa di rendere il parlamento iracheno alla stregua della Camera dei Comuni, bombardando un intero Paese e ammazzandone i leaders. Si pensi che un amico anglossassone mi raccontava che ancora oggi quando alla Camera dei Comuni appare un Lord, i rappresentanti esclamano: I spy a stranger! indicando chiaramente la separazione fra i due rami del Parlamento. Quanti secoli ci vorranno ancora perché in Irak ci sia la democrazia? Più o meno quanti ce ne vorranno perché l’Italia diventi uno Stato laico. E senza strappare crocefissi dal muro.

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Torniamo ... ·

27. febbraio 2010, 15:40

… al cibo che solum è mio ed io mi nacqui per lui …

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Non mi riesce ... ·

19. febbraio 2010, 22:22

di farmi un’opinione di questa faccenda.

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Questo è un articolo interessante ·

19. febbraio 2010, 22:15

nonostante vengano riportate notizie in un giornale di una nazione a me simpatica dal poco al punto.
Se siete in grado di leggervelo da soli perché io a tradurre questa borlanda non mi ci metto davvero.

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Il campione dell'umanesimo ·

16. febbraio 2010, 14:17

Oggi vi parlo di una mia grande passione, di un campione dell’umanesimo tedesco (sebbene di origine ungherese), Albrecht Dürer. Un pittore dalle capacità tecniche assolutamente eccezionali, messe al servizio di una mente di grandissima profondità, aperta all’investigazione del mondo con – al centro – l’Uomo. L’analisi della natura minuziosa e altamente tecnica che ha dato a Dürer la possibilità di dar vita ad opere come questa:

che hanno portato il feroce Thomas Bernhardt nel proprio romanzo Alte Meister di dargli del protonazista, accusandolo di voler attaccare la natura al muro dopo averla fatta a pezzi. La ricerca dello spirito profondo delle cose viste dall’occhio e dalla mente umana, con l’Uomo – per l’appunto – al centro dell’Universo (agli inizi del 1500!!!), hanno la propria massima connotazione in questo quadro:

che si intitola “Ronsenkrantz Fest”, conservato alla Poklady Narodnì Galerie v Praze e che ritrae un’adorazione della Madonna da parte dei committenti Massimiliano d’Absburgo e la moglie, comprato poi da Rodolfo II per la considerevole cifra di 900 ducati e fatto trasportare a Praga a dorso di mulo. La notazione più incredibile è che nel quadro c‘è un autoritratto di Dürer che è l’UNICO che guarda FUORI dal quadro, ignorando la scena sacra che lui stesso ha dipinto.

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Doppelgänger ·

6. febbraio 2010, 16:56

Mi sto interrogando, anche sulla scorta delle mie ripetute letture di alcuni volumi fra cui spicca Praga magica di Angelo Maria Ripellino, nonché delle opere di Gustav Meyrink, ed ancora sulla scorta dei miei comportamenti, sulla figura del Doppelgänger. Essa è inspirata largamente al Baphomet e al Giano di latina memoria. Non è la prima volta che mi interesso di queste figure, come si può facilmente intuire da questo

Lo sdoppiamento, nel mio caso addirittura il quadruplicamento, di identità mi affascina e oziosamente mi chiedo se la cosa, che altri mette in difficoltà, a me risulti particolarmente gradita e mi consenta di esprimere al massimo le mie potenzialità.

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Siamo sicuri? ·

5. febbraio 2010, 03:16

Trovo abbastanza sospettoso l’utilizzo di certe locuzioni perché non sono sicuro che i termini in cui vengono espresse vengano utilizzati a ragion veduta. L’esperienza mi insegna che spesso si ingenerano confusioni terribili e dannose che un corretto utilizzo della lingua contribuirebbe moltissimo ad evitare. Nel caso specifico da un lato la locuzione mi pare leggera, nell’ipotesi in cui con “religione” si intenda “superstizione religiosa”. In questo caso la proposizione corretta dovrebbe essere: “La religione impedisce” tout court, non di ragionare, impedisce qualsiasi funzione effettivamente vitale dell’essere umano, che viene ridotto ad un mentecatto (mente captus = preso nella mente). Se invece si è utilizzato un termine generico, ricomprendendovi quindi anche il concetto di “spiritualità”, allora si è presa una cantonata non da poco, visto e considerato che anche ad un ateo e ad un anticristo come me sfuggirebbe completamente il senso di qualsiasi cosa se si facesse a meno di qualsivoglia afflato di spiritualità.

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Altro che inespressivo ·

13. gennaio 2010, 13:58

Colgo l’occasione di questa presentazione per fare un panegirico di questo grandissimo attore e regista.
Quando, agli inizi della sua carriera, recitò nella trilogia del dollaro diretta da Sergio Leone, i malevoli sostenevano che aveva ben due espressioni: una col sigaro ed una senza. Quando interpretava l’ispettore Callaghan si addensavano su di lui ombre di fascismo. La realtà è che tanto come attore, ma soprattutto come regista ha dimostrato di essere un grandissimo. Senza voler fare classifiche, direi che il vertice l’ha toccato con Million Dollar Baby, un film che ha toccato anche me che ho quattro dita di pelo sullo stomaco.

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