Sono mesi che non scrivo anche se idee ne avrei tante. Siccome però ho avuto da fare un sacco e ne sono contemporaneamente successe molte di cose, in politica e in generale nel Paese, sono stato in sonno fino ad ora. A questo punto però, visto che si esagera con le cazzate, ricomincio a dire la mia (che non frega a nessuno lo so, ma a me appaga tenere un blog).
E quindi è morto il gobbo. Bene. La cosa dà la stura ad una serie di ragionamenti che cercherò di sintetizzare. Visto quanto si è scatenato ultimamente a proposito di quanto ha asserito la presidente della Camera Laura Boldrini, partiamo da questa semplice domanda: considerata la carriera politica del gobbaccio malefico viene da chiedersi quante mai minacce avrà ricevuto in vita sua. Vogliamo stare bassi e dire qualche centinaio di migliaia? E tutto quel carrozzone di veri e propri delinquenti matricolati che hanno gestito la Cosa Pubblica dal 1946 ad oggi quante ne avranno ricevute? Mi viene in mente qualche nome: Scelba, Gava, Lauro, Scotti, Piccoli, Fanfani, Forlani, De Mita, Evangelisti, Lima e decine di altri, con al primo posto Cossiga, come si può ben vedere
p=.
E sopra di lui è arrivato Aldo Moro le minacce verso il quale hanno poi avuto seguito. Perché la questione non è mai stata all’onore delle cronache? Primo, perché questi squali si sono guardati bene dal raccontare urbi et orbi, fottendosene allegramente di dette minacce (e a parte che per Moro, hanno avuto anche ragione a fottersene) e secondo perché mancava il mezzo per renderle pubbliche, o almeno mancava l’efficacia del mezzo che Internet e i social network. Ora, detto questo: che cazzo vuole la Boldrini e con lei la Concita De Gregorio sulla quale mi sono già espresso qui e qui. Non si capisce.
A maggior ragione non si capisce il senso della polemica se si considera che la Boldrini è la Presidente della Camera dei Deputati, la terza carica dello Stato, già ricoperta da DUE donne che, immancabilmente, hanno suscitato all’epoca atteggiamenti controversi, una perché era la donna del capo e una una scalmanata integralista. Ne avranno presi di insulti, soprattutto la seconda?
E, badate bene, entrambe se ne guardavano bene dal prendere le posizioni DEL CAZZO che, in soli sessanta giorni, ha preso la Boldrini su qualsiasi argomento all’ordine del giorno. Si deve tenere presente che il Presidente della Camera, come quello del Senato, ha un compito ben preciso, quello cioè di presiedere la Camera (o il Senato). E questo impedisce che abbia POSIZIONI POLITICHE, proprio perché è stato elevato ad un rango superiore. Se la Boldrini vuole continuare a sparare quelle che, in definitiva e per quanto abbiamo sostenuto sopra, sono fuori ogni ombra di dubbio delle CAZZATE, si dimette e torna a fare il parlamentare di SEL, ringraziando dio che, nonostante il suo partito non avesse ottenuto il minimo per entrare in Parlamento, pure – grazie all’apparentamento in coalizione è riuscito a mettere dentro parlamentari e, addirittura, pur col 3% scarso, ad ottenere un Presidente (lei).
Detto tutto questo mi dispiace più per la Boldrini che per Kossiga (boia), ma resto del parere. Ma per piacere basta con queste stronzate, del tutto immotivate.
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Ovvia! Non avevo neanche finito di dirlo e succede il patatrac.
Evidentemente è stata la forza dell’esasperazione …
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Alla fine a questo gazzilloro gli hanno dato cinque anni e spiccioli di galera di galera che, sommati all’altro anno e spiccioli per un’altra faccenda simile, fanno la bella cifra di sette anni di galera. Sette anni di galera sono tanti, anche se si vuole considerare come particolarmente spregevole la litanìa di ricatti fatti dal soggetto in questione. Se, poniamo il caso, se le trombava a forza lui, le signorine coinvolte nelle foto oggetto del ricatto, forse non ce la faceva a prenderne così tanti. Comunque possiamo interpretarla come una giustizia inflessibile. Va bene. Andiamo avanti.
Poi c’è Genova. Finalmente le vetrine e i bancomat sono stati vendicati. A chi si è data tanta pena per distruggerle/li l’inflessibile giustizia umana ha appioppato una media di quasi dieci anni. E’ vero che, stranamente, per chi ha massacrato di legnate NON i distruttori di povere vetrine, ma della gente che stava lì per tutt’altro motivo e dormiva, le pene sono state di gran lunga inferiori, ma tant’è … Giustizia un po’ più flessibile, ma insomma (andate in culo, vai, ha ragione lui che cita loro).
Nella mia recente esperienza però ho assistito, e continuo ad assistere, ad una situazione un po’ particolare: Siena, sede del Monte dei Paschi di Siena, della Fondazione bancaria omonima, di un Ateneo molto antico, del primo Ospedale (Santa Maria della Scala). Una città chiusa, senza dubbio, ma con molte capacità interne che l’hanno mantenuta un’isola felice fino a quando è apparso all’orizzonte uno studentello calabrese: Giuseppe Mussari. Con l’acquisto della Banca Antonveneta, pagata – si scopre ora – non 10, ma 17 miliardi di euro nei quali, pare, si nasconda una mazzetta da 1,5 miliardi con bonifici estero su estero, e con tutti i soldi che sono stati elargiti a destra e a manca si è fatto un danno irreparabile non solo a Siena e alla provincia che non produce niente da 500 anni se non soldi tramite la banca, ma a tutto il sistema bancario italiano ed europeo e, ovviamente, allo Stato che ci deve rimettere quattrini perché il MPS è “too big to fail”. Il responsabile primo di tutto questo è per caso associato a qualche carcere mandamentale? No davvero! E’ il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana.
Ora: non pensiate neppure lontanamente che io stia facendo dello sbroccaggio grillino, il signoraggio, le scie chimiche, la trilaterale e sbroc sbroc. Faccio una questione di mera amministrazione della giustizia e una questione non dico di equità, ma almeno di buon senso. Fra l’altro anche a livello comunicativo di questa faccenda NON SE NE SENTE PARLARE QUASI MAI il che fa riflettere non poco. Ma come? Ci sono fior di trasmissione, satiriche e non, che fanno questioni di lana caprina per molto, molto meno e di questo neanche una virgola? E i giudici? E Travaglio e il forcaiolissimo Fatto quotidiano? Cosa c’è che impedisce di far venire a galla questa vicenda e di prendere le dovute determinazioni in merito? Neanche con la campagna elettorale in corso, per molti dei protagonisti della quale pure sarebbe un boccone ghiottissimo, si riesce a far venire a galla questo merdaio.
Sono veramente disgustato.
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La seguente dichiarazione è di Sergio Marchionne:
E MARCHIONNE SU RENZI – Matteo Renzi «è la brutta copia di Obama ma pensa di essere Obama. E’ il sindaco di una piccola e povera città»: lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat e presidente di Acea Sergio Marchionne, parlando con gli studenti a margine di una tavola rotonda sulla mobilità a Bruxelles.
Non bastava che questo stronzo facesse quello che ha fatto, con tutte le conseguenze letali per la nazione che gli ha dato i natali (e che li ha dati a personaggi parecchio più simpatici di lui, come ad esempio Rocco Siffredi). Ora ci voleva, per attaccare quell’altro pirla di Renzi, che parlasse di Firenze come di una piccola e povera città, dimostrando non soltanto di essere uno stronzo, ma di essere anche scemo e ignorante.
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E infatti l’art. 1 della Costituzione recita:
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
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