Io ce le ho le parole, invece ·

16. gennaio 2016, 17:46 by Sir Francis Drake

Di recente un mio caro amico, Patto, ha commentato un articolo di Ernesto Galli della Loggia con la seguente proposizione: “Senza parole”. Io invece ce le ho le parole e le vado a dire.
Premettiamo però che il Prof. Ernesto Galli della Loggia è un, per l’appunto, professore di Storia Contemporanea (M-STO/04) vale a dire la materia in cui sono stati fatti i disastri più agghiaccianti in termini di reclutamento e baronaggio susseguente. Tanto per fare un esempio quando quel signor ministro decise che i concorsi venivano banditi localmente e che i membri delle commissioni dovevano essere cinque e non potevano far parte di più di una commissione il succitato settore dovette declassare diversi concorsi da prima fascia a seconda perché non avevano abbastanza ordinari per fare le commissioni. E nonostante questo riuscirono a raddoppiare i ruoli tanto di prima che di seconda fascia.
Ma cosa ci dice il nostro editorialista nonché professore ordinario di storia contemporanea?

Per la prima volta nei 150 anni della sua storia l’Italia vede diminuire il numero degli studenti immatricolati all’università (meno il 20 per cento nell’ultimo quinquennio). Ciò avviene in concomitanza con una forte contrazione quantitativa che colpisce tutta la nostra istituzione universitaria. Più o meno nello stesso periodo, infatti, i docenti sono diminuiti del 17 per cento, e all’incirca della stessa percentuale il personale amministrativo, mentre l’ammontare dei finanziamenti ordinari che lo Stato versa agli atenei segna una diminuzione di ben il 22,5 per cento in termini reali. La spesa statale per borse di studio è ferma da dieci anni a 160 milioni annui (quindi cala in termini reali). In sostanza, rispetto al totale della spesa pubblica il comparto universitario è quello che ha fatto segnare negli ultimi anni la maggiore riduzione del personale e della spesa stessa. Il brillante risultato di questa politica di vero e proprio disinvestimento in un settore come quello dell’istruzione superiore e della ricerca – che peraltro in ogni occasione tutti si affannano a definire cruciale, importantissimo, decisivo – è che oggi l’Italia è all’ultimo posto in Europa per numero di giovani provvisti di laurea. Il ministro Giannini conosce certamente queste cifre.

Dunque, ci faccia capire: ma se diminuiscono i professori e il personale tecnico amministrativo (a entrambe le categorie fra l’altro è stato bloccato lo stipendio, alla prima nel 2010 e alla seconda nel 2008) e in mancanza di turnover per quale ragione mai si dovrebbe aumentare i trasferimenti al Fondo di Finanziamento Ordinario? Fra l’altro, pur essendo diminuiti questi finanziamenti, se non si fosse proceduto ad un’imbarcata di gente dietro l’altra, inventandosi addirittura delle materie inesistenti e inconsistenti pur di produrre nuove cadreghe sia per i docenti che per i non docenti, in base a questa diminuizione naturale ora ci dovrebbero essere soldi in abbondanza sia per aumentare gli stipendi, sia per effettuare il turnover di cui effettivamente a questo punto ci sarebbe bisogno.
E non si tiri in ballo il ministro Giannini perché ormai è provato che i danni più grossi all’università sono stati prodotti proprio da ministri che provenivano dalle fila universitarie. Bastano i nomi di Berlinguer, Ruberti, Profumo e Giannini per far correre brividi freddi lungo la schiena di chi dentro la scuola c’è da una vita. Mi direte: ma allora la Gelmini? Lei mica era un professore! No, in effetti no, ma certo la riforma che porta il suo nome non è farina del suo sacco.

Il calo delle immatricolazioni nel Sud e nelle Isole è, per esempio, più che doppio rispetto al Nord del Paese (e riguarda, fatto significativo, specialmente i giovani provenienti dalle famiglie meno abbienti). Cresce poi il numero degli studenti meridionali che si iscrivono nelle università centro-settentrionali (il fenomeno inverso è quasi inesistente, com’è inesistente la mobilità all’interno dell’area meridionale). Al Sud, una percentuale di studenti oscillante tra il 17 e il 25 per cento a seconda delle sedi abbandona gli studi, contro una percentuale nel Centro-Nord del 12-15 per cento. Infine, il numero dei posti nei corsi di dottorato, la possibilità di assunzione di nuovi docenti, le loro possibilità di carriera, tutti questi fattori vedono gli atenei del Mezzogiorno più o meno gravemente indietro rispetto a quelli del resto del Paese. Ora, se è del tutto fisiologico che in un Paese esistano sedi universitarie più dotate e altre meno, è viceversa sicuramente patologica una situazione come quella italiana dove in tutto il Sud non si registra neppure un centro universitario di eccellenza (un buon dipartimento qua e là non serve a cambiare il quadro), mentre questi, invece, sono tutti concentrati al Nord con qualche oasi fortunata al Centro. Il nostro sistema universitario soffre insomma di una doppia criticità. Da un lato esso vede da anni le proprie risorse diminuire (mentre in Francia, Germania e Spagna avviene il contrario); dall’altro esso si presenta sempre più come un sistema differenziato, con un Sud che arretra progressivamente. Ancora una volta due Italie, dunque, e ancora una volta sempre più lontane: un giovane nato a sud del Tevere (in questo caso bisognerebbe forse dire a sud dell’Arno) è destinato, novanta probabilità su cento, a studiare in un’università di serie B. ] l calo delle immatricolazioni nel Sud e nelle Isole è, per esempio, più che doppio rispetto al Nord del Paese (e riguarda, fatto significativo, specialmente i giovani provenienti dalle famiglie meno abbienti). Cresce poi il numero degli studenti meridionali che si iscrivono nelle università centro-settentrionali (il fenomeno inverso è quasi inesistente, com’è inesistente la mobilità all’interno dell’area meridionale). Al Sud, una percentuale di studenti oscillante tra il 17 e il 25 per cento a seconda delle sedi abbandona gli studi, contro una percentuale nel Centro-Nord del 12-15 per cento. Infine, il numero dei posti nei corsi di dottorato, la possibilità di assunzione di nuovi docenti, le loro possibilità di carriera, tutti questi fattori vedono gli atenei del Mezzogiorno più o meno gravemente indietro rispetto a quelli del resto del Paese. Ora, se è del tutto fisiologico che in un Paese esistano sedi universitarie più dotate e altre meno, è viceversa sicuramente patologica una situazione come quella italiana dove in tutto il Sud non si registra neppure un centro universitario di eccellenza (un buon dipartimento qua e là non serve a cambiare il quadro), mentre questi, invece, sono tutti concentrati al Nord con qualche oasi fortunata al Centro.
Il nostro sistema universitario soffre insomma di una doppia criticità. Da un lato esso vede da anni le proprie risorse diminuire (mentre in Francia, Germania e Spagna avviene il contrario); dall’altro esso si presenta sempre più come un sistema differenziato, con un Sud che arretra progressivamente. Ancora una volta due Italie, dunque, e ancora una volta sempre più lontane: un giovane nato a sud del Tevere (in questo caso bisognerebbe forse dire a sud dell’Arno) è destinato, novanta probabilità su cento, a studiare in un’università di serie B.

Questo fenomeno sopra descritto c’è da una vita e comunque non sarebbe diventato critico se non si fossero perseguite politiche folli che però, stranamente, all’epoca in cui sono state messe in atto non hanno ricevuto dal Prof. Galli della Loggia neanche la più velata critica. Anzi, andando a vedere probabilmente ci ha sguazzato dentro come un’anatra nello stagno. E che si debba seguire il suo suggerimento che la ragione di tutto ciò debba essere cercata ne divario storico di partenza tra le due parti del Paese direi che è proprio una sciocchezza, considerata la valanga di quattrini che è stata riversata nelle Università del Sud col solo risultato di creare stipendifici senza alcun impatto sulla qualità della didattica e della ricerca.
Conclude il nostro amico dicendo

Ma paradossalmente ciò sta avvenendo senza che nessuno lo abbia discusso veramente. Senza che nessuno abbia discusso la questione cruciale. Vale a dire: che cosa si deve fare del sistema universitario italiano? Come deve essere? Puntare su poche sedi già oggi in buona posizione per cercare di farne dei veri centri di eccellenza di livello europeo può essere giusto, ma che fare allora delle altre e quali caratteristiche queste debbono avere? Ed è giusto che le sedi di eccellenza siano tutte o quasi concentrate in un triangolo della Pianura padana? Infine: si può immaginare un qualunque futuro per il sistema universitario riducendogli progressivamente i fondi come si fa ormai da troppo tempo?
Da ultimo una postilla: questo non vuole essere uno di quei piagnistei da «gufo» che tanto dispiacciono al nostro presidente del Consiglio. Al contrario: è un invito proprio a Matteo Renzi perché rivolga la sua attenzione a una questione cruciale per il Paese e intervenga come, se vuole, sa fare. Se gli servono idee, ammesso che egli pensi di averne bisogno, stia sicuro che in circolazione ce ne sono di ottime.

E quando i ministri erano professori universitari, cioè suoi colleghi, cosa che peraltro succede ancora oggi, perché la classe docente non ha fatto a questi colleghi le sacrosante critiche? E perché questi ministri professori vengono tutti da cariche universitarie (perlopiù rettori) che come è noto vengono elette da tutto il corpo docente? E perché quando facevano solo i professori sono stati eletti a queste cariche? Evidentemente queste stesse persone erano degne della massima fiducia, rettori addirittura!, e godevano della fiducia anche di Ernesto Galli della Loggia visto che gli consentivano di sbaroneggiare a destra e a manca. Oggi che stringono i cordoni della borsa, oggi sono diventati degli incompetenti che devono essere guidati da chi, un tempo, aveva messo il proprio destino nelle loro mani.
Strano vero?

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Transitioning ·

1. gennaio 2013, 14:33 by Sir Francis Drake

Notevole sforzo mi è costata la transizione, non tanto dal 2012 al 2013 (che non me può fregare de meno, sono convenzioni odiose che mi rendono nervoso sol per il fatto che vi sono legate delle cosiddette vacanze che però non hanno niente della vacanza), quanto dal sistema di initiscripts sulla mia Archlinux Box a quello di systemd. Una vera e proprio rivoluzione che, mentre nelle altre distribuzioni presumibilmente viene automatizzato, nelle distribuzioni che amo (Gentoo, Arch, Slackware) necessita di applicazione. GDM che va a farsi fottere, demoni che non partono dopo l’upgrade, impossibilità di utilizzare archivi removibili e, addirittura, il filemanager. Insomma: un disastro. Ma ecco che viene in nostro aiuto il Wiki che, per quanto riguarda Arch, trovate qui. Io l’ho seguito e il mio tesorino va ora che è una bellezza.
Buona transizione!

P.S. Naturalmente ha anche aiutato una bella salva di moccoli che nel Wiki non è menzionata. Diciamo che la suggerisco come tocco di customizzazione al processo.

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La cena dei cretini ·

9. dicembre 2012, 14:03 by Sir Francis Drake

In questo articolo si assiste ad una infarcitura di cretinate della quale non avremmo ritenuto capaci neanche dei mentecatti, figuriamoci un Presidente del Consiglio e uno della Repubblica, nonché il direttore del maggior quotidiano nazionale. Si sciorinano una serie di interrogativi sul comportamento di Alfano e Berlusconi che hanno la propria risposta in re ipsa, come si dice. Ma questi scemi non se lo sanno spiegare … Non si sanno spiegare perché tanto odio nei confronti della Fornero, strano no? Non si sanno spiegare perché avere succhiato il sangue da questi professorini universitari che non sanno cosa vuol dire lavorare, mentre poi si prestano – praticamente a fondo perduto – 4 miliardi di euro (dei contribuenti!!!) al Monte dei Paschi che ha debiti per oltre 30 miliardi e che se stesse sui mercati (come amano dire ‘sti stronzi) sarebbe già fallita con 31.000 persone a casa, per il cittadino medio è un crimine senza remissione. Non si sanno spiegare tanto odio perché non si mettono d’accordo tra Welfare e Funzione Pubblica in modo da attutire la strage di statali che stavano preparando, peggiore – e mi costa sangue dirlo – di quella perpetrata da quel nano cretino di Brunetta. Perché, si chiedono Napolitano, Monti e De Bortoli che è l’estensore dell’articolo? Ma non viene in mente a questi Soloni che cascano dal pero che il Ministro dell’Istruzione è una testa di cazzo ingegnere elettrotecnico (nel paese di Cicerone e Dante!!!!!!) che sta macellando l’università pubblica? Che consente ai rettori di rimanere in carica per decenni, nonostante la riforma di quell’altra scienziata della Gelmini, e non ha fatto una mossa che una per togliere il malaffare dalla scuola e, soprattutto, dall’università, anzi l’ha incoraggiato facendo anche esso parte del sistema? E non si rendono conto che il vecchio, scemo e imbelle, ministro dei beni culturali è saltato per un muricciolo caduto a Pompei e che ora che a Pompei ne casca uno al giorno, di Ornaghi non se n‘è sentito neanche parlare? E infine: ma cosa si meravigliano del comportamento del nano e dei suoi sgherri, se finora hanno fatto di tutto per favorire il PD che quanto a distruzione delle finanze pubbliche, della scuola, della pubblica amministrazione e degli enti locali non è secondo a nessuno! Qui il problema non è Monti, o meglio non è certo solo lui. Il problema è quella pletora di scemi e, in qualche caso anche delinquenti, che Monti ha voluto con sé. Questi sono i risultati e Napolitano, Monti e De Bortoli devono piangere solo la propria cretineria. Non devono e non possono ringraziare nessun altro. E la smettano di romperci i coglioni con questa storia dei mercati. Non si vuole certo far finta di ignorare che esistano e che contino, ma non possono contare fino al punto di distruggere un Paese perché “abbia credibilità”. Speriamo solo che tutta questa farsa non riporti al potere il nanetto malefico, ma certo che se continua così va a finire che rivince a mani basse e la colpa stavolta dovranno darla solo a sé stessi.
Stronzi!!!

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Mi riempie di un nero terrore ... ·

4. maggio 2012, 10:53 by Sir Francis Drake

… il fatto che quanto viene detto da questa fascista che più fascista non si può

abbia delle assonanze a dir poco imbarazzanti con quanto scritto qui oppure, peggio ancora, qui o, addirittura, qui.

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Com'è che non mi torna nulla di tutto ciò? ·

25. marzo 2012, 15:49 by Sir Francis Drake

Sono io il matto oppure c‘è qualcosa che non torna davvero? Leggo questo e, alla luce di quanto sto vivendo in prima persona a proposito di garanzie dei lavoratori, non mi torna una parola che sia una. Il meccanismo è di proposito farraginoso e coinvolge talmente tanta gente che è chiarissimo che si presterà ad abusi spaventosi. Ma non solo. Anche inquadrandolo nel contesto generale, cioè nell’apparente volontà del governo di aprire il mercato del lavoro ai “gggggggiovani”, non si capisce come tutto questo, sommato alle precedenti manovre, come la riforma del sistema pensionistico che ha innalzato l’età del pensionamento e irrigidito le norme che consentivano alla gente di andarci, in pensione, non si capisce come possa aiutare la cosiddetta “entrata”. Per non parlare del fatto che aver introdotto la possibilità di licenziare per motivi economici porta a prevedere una macelleria sociale, letteralmente. Facciamo un esempio che conosco bene: il Monte dei Paschi di Siena. Per ragioni che qui non è il caso di approfondire (comunque biecamente politiche e legate all’egemonia del PD in Toscana e a Siena in particolare) il MPS chiuderà il bilancio consuntivo 2011 con una perdita, tra avviamenti inseriti questo anno e perdite effettive, di – presumibilmente – 4 miliardi di euro e mezzo. A fronte di una capitalizzazione in borsa che non arriva ai 4 miliardi. Ok? Il MPS ha, in tutta Italia, disseminati qualcosa come 31.000 dipendenti. Ci siamo? Ora qualcuno dovrebbe spiegarmi se esiste una situazione migliore di questa per applicare la riforma dell’articolo 18 che prevede i licenziamenti per ragioni economiche. Siccome nello scorso CdA il Direttore Generale ha avuto mandato di risparmiare almeno il 3% delle spese di personale (almeno!) si può ragionevolmente supporre che verranno mandate a casa 1.500 persone senza che chicchessia possa fare casino e rivolgersi ai giudici e così via. Anche perché costoro saranno ben coscienti del fatto che basterà al MPS liquidargli una ventina di stipendi e potrà fare quello che vuole.
Ma non solo! E’ altrettanto evidente che saranno colpiti proprio i giovani perché, anche fra gli squali dei banchieri, chi se la sentirà di buttare sul lastrico un cinquantacinquenne che fra dieci anni si leverà dalle palle comunque e soprattutto ha il mutuo da pagare, i figli all’università (presumibilmente non quella di Siena vsto che è stata completamente distrutta, sempre dagli stessi, ignobili, politicanti di provincia e con gli stessi metodi con i quali hanno distrutto la banca e non solo quella) e così via? Molto più comodo levarsi dagli zebedei i più giovani, ché tanto loro un altro impiego lo trovano (ma dove?) e ancora non sono stati abbastanza amareggiati dalla vita e quindi possono resistere di più. Inoltre costoro non si leverebbero mai dai coglioni perché per mettere insieme 40 anni di contributi deve passare troppo tempo.
Ora, visto tutto questo, visto che Diliberto ci fa schifo e visto che siamo persone educate e di cultura la maglietta con la scritta “La Fornero al cimitero” ci pare eccessiva. Ma un bruciaculo che le impedisca di sedersi ad un tavolino per i prossimi dieci anni e quindi di fare ulteriori danni, questo ci sentiamo di augurarglielo senza tema.
Ma vaffanculo va!

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Assolutamente implausibile ·

17. marzo 2012, 16:23 by Sir Francis Drake

Ma ora dico: sarà mai plausibile questa storia? Al di là di tutto secondo voi gli Anonymous per creare una distro la baserebbero su Ubuntu? 11.10 poi? Ma facitece o’ piacere …

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Non se è il caso di specificarlo ... ·

23. febbraio 2012, 16:55 by Sir Francis Drake

… ma è evidente che io la vedo proprio così
Riporto il pezzo fondamentale dell’articolo:

Riassumiamo la questione. Dimentichiamoci le lenzuolate dei giornali, le sparate nazionaliste del fascista al microfono di turno, quelle dei suoi omologhi indiani del BJP, le menate contro Sonia Gandhi… sono tutte figure di un balletto delle parti ridicolo che non mi interessa. Lo ripeterò fino alla noia: quel che conta è che due lavoratori disarmati che guadagnavano una miseria facendo un lavoro bellissimo e dignitoso sono stati uccisi in nome di interessi di classe (che non sono i nostri) da gente venuta da lontano, pagata con i soldi tolti alle scuole e agli ospedali. Che sia Italia (probabile) o Grecia (tant’è), lo vedremo. In ogni caso questo è ingiusto, è ignobile.

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Non è che si capisca tanto bene, questa faccenda ·

18. gennaio 2012, 20:57 by Sir Francis Drake

Dunque: si sente dire spesso, non solo oggi, che il Tizio o il Tale, politici o amministratori locali, sono stati eletti coi voti della mafia (o della ‘ndrangheta, o della sacra corona unita, o della yakuza … insomma è lo stesso). Di recentissimo ne ho sentito parlare a proposito di quel secondo consigliere regionale lombardo che vogliono mandare al gabbio. Al gabbio va bene che ci vada lui, come quell’altro che c‘è già andato (per non parlare di Penati e cricca, non ce lo dimentichiamo). Resta tuttavia un mistero come qualcuno possa essere eletto coi voti di organizzazioni criminali e vo a spiegare il perché.
In primo luogo va osservato che i voti per una certa carica sono il 100% in un determinato territorio, Ora: facciamo l’esempio di Palermo che è particolarmente calzante. Quando negli anni Ottanta eleggevano sindaco con il 67% dei voti Leoluca Orlando, all’epoca orrido democristiano poi passato ad altre non meno orride formazioni politiche, Palermo si dimostrava democratica e fedele alla lotta alla mafia e pataim e patapam. Quando nel collegio di Palermo eleggono Dell’Utri, personaggio A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E disgustoso, sia chiaro, allora è eletto dalla mafia. Scusate, ma anche matematicamente non torna, non ne parliamo sociologicamente. Se la mafia controlla l’elettorato palermitano (e sono sicuro che sia così), allora che sia Leoluca Orlando o che sia Dell’Utri non cambia di una virgola la faccenda: entrambi sono eletti dalla mafia.
Poi c‘è da dire una cosa: nessuno può essere eletto dai mafiosi perché i mafiosi riconosciuti tali sono interdetti per quanto attiene ai diritti civili. Quindi, semmai, è corretto parlare di un controllo da parte della mafia di un certo elettorato.
Ed infine: ma come??? Si parla tanto male del porcellum (e giustamente) perché si sostiene che i candidati li stabiliscono i partiti e l’elettore è fatto fuori da qualsiasi possibilità di scelta e poi se si elegge – per dire – Formigoni la colpa è della mafia? Eh no!!! La logica impone che sia la segreteria del partito, di tutti i partiti, che delle due l’una: o è mafiosa o è controllata dalla mafia. Tertium non datur.
Diciamola come sta: queste affermazione, come diceva il mitico Scoglio, sono affermazioni “ad minchiam”. Forse sarebbe meglio rifletterci un pochino meglio sopra.

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Questa mi è garbata tanto ... ·

2. gennaio 2012, 18:29 by Sir Francis Drake

… ma tanto davvero!

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Burning down the house ·

29. dicembre 2011, 14:11 by Sir Francis Drake

L’UE è una organizzazione internazionale nata per distruggere gli Stati europei e per dissolvere i popoli europei in masse di consumatori anonimi, in balìa del mercato globale e del potere del capitale. L’UE non è altro che un insieme di vincoli per i popoli e quindi per gli Stati europei. Per il momento gli effetti deleteri della UE si sono verificati soprattutto nei paesi del Sud Europa. Ma essi non tarderanno ad apparire anche negli altri paesi.

Consiglio la lettura integrale di questo ottimo intervento da cui ho estratto la frase in epigrafe. E’ significativa, ma va letto tutto per rifletterci sopra adeguatamente.

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