
Sto leggendo (anzi: ri-leggendo) una biografia di Henry Lee Lucas (La biografia criminale del più spietato serial killer d’America, I Libri Neri, 1993) e, al di là della storia in sé, che pure è tremenda, la lettura mi ha suscitato la riflessione che negli Stati Uniti (anche da altre parti, ma là di più) moltissimi individui soffrono di una solitudine micidiale che li porta, inevitabilmente, a dare segni di squililbrio mentale che in alcuni casi portano a reazioni inusitate. Questa osservazione vale sia per la provincia, che – seppur popolosa – fa da cornice alle gesta di Lucas come di molti altri serial killers (vedi ad esempio Jeffrey Dahmer), sia per le megalopoli che eidentemente hanno un alto effetto alienante. L’esempio di Lucas è significativo non tanto per la SUA solitudine, ma per quella di tutti quelli che bene o male gli sono girati intorno (madre, padre, fratelli, fidanzata, vittime). E d’altro canto anche persone equilibrate e lontanissime dalle condizioni ambientali di Lucas, come ad esempio Bruce Springsteen, che proviene è vero dalla classe proletaria del New Jersey, ma da acuto osservatore qual è ha riportato quadri di solitudine e di disagio come quello descritto in Nebraska:
I saw her standin on her front lawn just twirlin her baton / Me and her went for a ride sir and ten innocent people died
From the town of lincoln nebraska with a sawed-off .410 on my lap / Through to the badlands of wyoming I killed everything in my path
I can’t say that Im sorry for the things that we done / At least for a little while sir me and her we had us some fun
The jury brought in a guilty verdict and the judge he sentenced me to death / Midnight in a prison storeroom with leather straps across my chest
Sheriff when the man pulls that switch sir and snaps my poor neck back / You make sure my pretty baby is sittin right there on my lap
They declared me unfit to live said into that great void my sould / Be hurled
They wanted to know why I did what I did / Well sir I guess there’s just a meanness in this world
E tornano in mente, a conforto di quanto sto dicendo, i quadri di Hopper, sia quelli ambientati in campagna, che quelli che mostrano gli aftehour bars.
Sempre più avanti nella periferia, la desolazione chiama
James D. Morrison
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