Against the cross? ·

6. marzo 2010, 22:17

Ho milioni di dubbi che la laicità possa desumersi dalla presenza o meno del crocifisso nei luoghi pubblici, così come è ovvio che l’effigie del Presidente della Repubblica non sorta in alcun modo l’effetto di garanzia della Costituzione, pur apparendo anch’essa nei medesimi luoghi pubblici. Io sono sicuramente una persona lontana da qualsiasi religiosità (non spiritualità che – ovviamente – non è la stessa cosa), tuttavia mi sento di riconoscere anche solo per motivi meramente storici un valore ed una rappresentazione culturale al crocefisso. Mi rendo perfettamente conto del fatto che in buona parte il crocefisso rappresenta una storia di tregenda e che in nome di quel simbolo, che comunque non fa che richiamare il dolore e l’atrocità della condizione umana e proprio per questo forse non sarebbe il caso di esporlo, sono stati commessi atti assolutamente abietti e intollerabili ad una coscienza dotata di un minimo di spiritualità. D’altro canto le ragioni addotte anche dalla Corte dei diritti umani non mi paiono sufficienti (anzi per certi versi mi paiono addirittura assurde) e comunque dubito che anche una decisione di quel genere – ove non fosse stata ricorsa e quindi applicata – avrebbe avuto un effetto di qualsivoglia genere. Alla fine qui si tratta – come al solito – di cambiare le teste e questa è un’impresa non solamente al di fuori delle possibilità di qualsiasi Corte o ente statale o internazionale che sia, ma in generale impossibile ed inattuabile come altre e più grandi battaglie hanno messo in evidenza. I salti culturali non esistono e semmai si possono iniziare dei processi promossi da posizioni che peraltro per anni e anni sono sempre largamente minoritari, nella speranza che si dimostri vera la massima medievale “gutta cavat lapidem”. Tengano presente i miei lettori che al signor Paolo Caliari manca poco gli fanno la buccia per aver dipinto questo capolavoro

avendo ritenuto l’Inquisizione che fosse blasfemo, il che naturalmente non è vero. Il tutto a Venezia che per ragioni che qui è lungo spiegare era un luogo dove non è che i preti potessero proprio spadroneggiare come volevano.
Insomma pensare di laicizzare uno Stato levando il crocefisso dal muro mi pare un po’ come la pretesa di rendere il parlamento iracheno alla stregua della Camera dei Comuni, bombardando un intero Paese e ammazzandone i leaders. Si pensi che un amico anglossassone mi raccontava che ancora oggi quando alla Camera dei Comuni appare un Lord, i rappresentanti esclamano: I spy a stranger! indicando chiaramente la separazione fra i due rami del Parlamento. Quanti secoli ci vorranno ancora perché in Irak ci sia la democrazia? Più o meno quanti ce ne vorranno perché l’Italia diventi uno Stato laico. E senza strappare crocefissi dal muro.

Categorie: Il segno di una resa invincibile * Metà tà fusikà

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