Cosa c'entra la scuola con la riforma della scuola? ·

25. giugno 2015, 13:50 by Sir Francis Drake

Ho passato 40 anni della mia vita dentro ogni scuola di ordine e grado e se contiamo anche l’asilo (scuola d’infanzia) gli anni salgono a 44 (su 49). Ma c’è di più: sia mio padre che mia madre sono stati professori uno di liceo e uno di istituto. Qualcosina di scuola ne so. E per quanto leggo qui sul Corriere posso tranquillamente affermare che con la scuola il testo del ddl sulla scuola non c’entra assolutamente niente. Si tratta di un troiaio assolutamente burocratico ed amministrativo che alla didattica non dedica neanche una parola, tanto meno una disposizione e che effetti sulla didattica non ne avrà alcuno. Anche perché gran parte di queste belle proposizioni sono già in vigore, sia pure non disciplinate da alcuna legge. Infatti, per fare un esempio, la possibilità dei Presidi di chiamare ad libitum gli insegnanti è in voga da almeno sessanta anni e non si è mai sentito un sospiro su questo. Il precariato è endemico nella scuola tant’è che già i miei genitori quando non erano ancora entrati di ruolo dopo aver vinto UN CONCORSO (previsto per legge sin dalla riforma Casati e ribadito dalla riforma Gentile per quanto riguarda la scuola, ma dettame valido per qualsiasi ruolo dello Stato, sempre per legge) venivano regolarmente licenziati (dallo Stato) a giugno e riassunti il primo di settembre, cosa che – fra l’altro – ha inciso anche, sia pure in piccola misura, sui loro trattamenti pensionistici essendoci dei buchi di tre mesi nei primi due o tre anni di insegnamento.
Mi fermo qui, per il momento, perché voglio vedere il testo definitivo che uscirà. Aggiungo solo una notazione che posso anticipare perché quale che sia la forma definitiva del testo, sicuramente non inciderà su questa mia riflessione. Quando si parla della scuola, ma in generale dei ruoli dello Stato, grandina sia nei discorsi che nei testi la parola “meritocrazia” che, diciamola come sta, non solo fa schifo, ma non descrive certo un concetto da introdurre. Il concetto da introdurre, anzi da recuperare perché era molto ben applicato fin quando non sono cominciate queste riforme folli (la prima varata da quel bel democristiano di Misasi) che hanno distrutto la scuola e l’università oltre ogni possibilità di rimedio, è quello di “selezione”. Se non si recupera il principio di SELEZIONE siamo condannati ad un (neanche tanto) lento declino, anzi al termine di questa angosciante agonia che ha portato un Paese come il nostro dall’eccellenza della scuola al degrado culturale che, fra l’altro, ci ha dato questa bella classe dirigente che da almeno quaranta anni imperversa senza requie e da cui non si intravede la possibilità di liberarsi.
Mi rendo conto che da questo post trasuda un pessimismo che sfocia nel nichilismo, ma onestamente dubito che per come si stanno mettendo le cose sia andato tanto lontano dalla preveggenza esatta del futuro.

E se proprio non puoi farne a meno, allora





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